Sabato, 20 Luglio, 2019

Torturava i migranti: fermato a Lampedusa 23enne somalo

Torture e feroci violenze sui migranti prima di imbarcarsi, arrestato un somalo a Lampedusa Torture e maltrattamenti ai migranti, arrestato giovane somalo
Evangelisti Maggiorino | 27 Giugno, 2017, 19:15

La polizia ha arrestato a Lampedusa un cittadino somalo accusato di sequestrare e torturare i migranti in attesa di imbarcarsi sulle coste libiche. L'uomo è accusato di associazione per delinquere, armata, di carattere transnazionale, dedita a commettere reati contro la persona tratta di persone, sequestro di persona, violenza sessuale, omicidio aggravato e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.

"Al mio arrivo Mohamed il somalo era già nella struttura".

Intanto proseguono senza sosta gli sbarchi sulle coste italiane.

Il fermato è stato associato alla Casa Circondariale di Agrigento a disposizione della competente A.G.

Le indagini sul 23enne sono state avviate il 27 maggio, giorno dello sbarco a Lampedusa, e sono state condotte dalla Seconda divisione del Servizio centrale operativo della Polizia di Stato, dalla squadra mobile di Palermo, diretta da Rodolfo Ruperti e dalla squadra mobile di Agrigento, diretta da Giovanni Minardi. "Perché a Lampedusa - ha tenuto ad evidenziare sempre il capo della Squadra Mobile di Agrigento - noi ci siamo 365 giorni all'anno e sentendo i migranti che sbarcano riusciamo a conoscere le peripezie che vivono prima di arrivare in Italia".

Ad emettere il provvedimento di fermo la Dda (Direzione distrettuale antimafia) della Procura di Palermo, a seguito delle dichiarazioni di alcuni migranti secondo cui il fermato colpiva con tubi di gomma e minacciava con armi le vittime affinché non lo denunciassero alla Polizia italiana.

Gli extracomunitari hanno raccontato di essere stati picchiati ripetutamente con tubi di gomma mentre erano al telefono con i parenti per costringere questi ultimi a versare la cifra necessaria al viaggio verso l'Europa. "Ma le torture da lui inflitte non si limitavano ai momenti delle telefonate, ma si protraevano casualmente anche solo per intimorire i reclusi".

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