Martedì, 17 Settembre, 2019

Banche venete: ok cessione a Intesa. Analisti benedicono operazione

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Esposti Saturniano | 27 Giugno, 2017, 11:28

Rientrano nel perimetro oggetto di acquisto anche le partecipazioni in Banca Apulia, Banca Nuova, in SEC Servizi, in Servizi Bancari e, subordinatamente all'ottenimento delle relative autorizzazioni, nelle banche con sede in Moldavia, Croazia e Albania (non rientrano negli acquisti Bim e Arca Fondi, che finiranno nella bad bank e messi in vendita). Bankitalia ha annunciato anche i commissari liquidatori per i due istituti. Ma i numeri dell'operazione non sono solo questi. "Il messaggio molto chiaro è che lo Stato c'è". Tutto parte dall'America e dagli Usa, per la precisione, quando numerose persone hanno contratto un mutuo senza poterselo permettere, rimanendo indietro con le rate.

"Se la sono pensata bene: la parte sana regalata alle banche amiche, i debiti e le cause in pancia allo Stato, i truffatori tutti al loro posto ricoperti di milioni di euro e bonus".

È quanto si legge in una nota della Banca d'Italia. "Si tratta di un'operazione che va rivendicata e che dovrebbe essere largamente condivisa dal Parlamento". Lo rende noto un comunicato della stessa Banca Intesa. "Credo che sia non solo legittimo ma doveroso per un governo serio farsi carico dei problemi che possono intervenire nelle nostre banche e imprese", ha aggiunto Gentiloni, "sarebbe stato singolare il contrario. Un regalo ai banchieri?" Per entrambi gli istituti di credito c'è l'ex a.d. di Popolare Vicenza, Fabrizio Viola. Mentre il collegio dei commissari liquidatori di Veneto Banca sarà formato da Alessandro Leproux e Giuliana Scognamiglio, oltre allo stesso Viola.

Via libera al perfezionamento della cessione di Banca popolare di Vicenza e Veneto Banca a Intesa SanPaolo.

Previste anche imposte differite attive delle banche acquisite pienamente usufruibili da Intesa Sanpaolo e il diritto per Intesa Sanpaolo di modificare il perimetro dell'operazione dopo la data di esecuzione ove necessario al fine di ottenere le incondizionate approvazioni antitrust. Il contributo, contabilizzato - sulla base del principio contabile IAS 20 - come apporto al conto economico, è pari a 3,5 miliardi di euro non sottoposti a tassazione; un ulteriore contributo pubblico cash a copertura degli oneri di integrazione e razionalizzazione connessi all'acquisizione, che riguardano tra gli altri la chiusura di circa 600 filiali e l'applicazione del Fondo di Solidarietà in relazione all'uscita, su base volontaria, di circa 3.900 persone del Gruppo risultante dall'acquisizione, nonché altre misure a salvaguardia dei posti di lavoro quali il ricorso alla mobilità territoriale e iniziative di formazione per la riqualificazione delle persone. Lo stato italiano ci metterà qualcosa come 5,2 miliardi di euro, di cui 4,875 miliardi in favore proprio dell'istituto guidato da Carlo Messina (3 miliardi cash), affinché l'acquisizione delle due venete non impatti i suoi ratios patrimoniali, ovvero che Ca' de Sass mantenga un Cet 1 "phased in" al 12,5%. "Esborso di importanti risorse pubbliche (5,5 mld ca) senza peggiorare i conti pubblici, perché utilizziamo, d'accordo con le autorità europee, quelle già stanziate per l'intervento precauzionale (che avremo preferito, ma che abbisognava di ca un miliardo di apporto di capitali privati, che non c'è stato!)". Cosa significa? Che questi soldi serviranno a coprire eventuali buchi qualora, dalla verifica dei bilanci, emerga uno stock di crediti deteriorati maggiore del previsto.

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