Mercoledì, 20 Novembre, 2019

Mafia, Cassazione "Totò Riina è malato ed ha diritto a morte dignitosa"

Mafia Cassazione Riina malato ha diritto a morte dignitosa Mafia Cassazione Riina malato ha diritto a morte dignitosa La Corte"Il Tribunale di sorveglianza riesamini la richiesta scarcerazione
Evangelisti Maggiorino | 14 Giugno, 2017, 10:50

La decisione ha suscitato un vespaio di polemiche, per la paventata liberazione che darà la possibilità al boss di curarsi fuori dal carcere.

La testimonianza telefonica di Luca Cianferoni, avvocato di Totò Riina, che si appella al diritto alla salute: "Abbiamo ricevuto un monito inequivoco della Corte Europea: uno stato che si accanisce su anziano malato ha problema di democrazia".

E allora non si può dimenticare che l'organizzazione di cui Riina è stato giudicato (definitivamente) capo apicale è stata responsabile, tra gli altri misfatti, dell'omicidio di giornalisti.

Il prossimo 7 luglio nell'udienza fissata il Tribunale di sorveglianza di Bologna dovrà pronunciarsi nuovamente sul caso e, in caso di nuova respinta, motivare secondo le indicazioni della Cassazione.

Una presenza che, chiunque creda nella giustizia, non può che augurargli di continuare ad avere, con tutte le cure necessarie, ma da dietro le sbarre di un carcere. "Abbiamo elementi per smentire questa tesi".

Decisione a sorpresa della Corte di Cassazione sul boss dei boss della mafia, Totò Riina. Se non è un pericolo attuale questo, mi chiedo che altro dovrebbe esserci.

Le cure devono essere assicurate, ma è impensabile che Riina possa uscire dal carcere. "L'attuale sistema penitenziario non viola il diritto alla dignità umana, anche sotto il profilo dell'assistenza sanitaria che è garantita ad ogni detenuto, noto e meno noto - spiega in una nota Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE -".

Per i giudici, fermo restando il suo "spessore criminale", va verificato se il boss di Cosa Nostra possa considerarsi pericoloso vista l'età (86 anni) e le gravi condizioni di salute.

Per la prima volta la richiesta del difensore di Riina, che da tempo chiede il differimento della pena o, in subordine, la detenzione domiciliare, viene presa in esame. La Cassazione ha ritenuto infatti che il tribunale nel motivare il diniego abbia omesso "di considerare il complessivo stato morboso del detenuto e le sue condizioni generali di scadimento fisico". A farlo pensare è il fatto che la Corte di Cassazione affermi che "il mantenimento il carcere, in luogo della detenzione domiciliare, di un soggetto ultraottantenne affetto da duplice neoplasia renale, con una situazione neurologica altamente compromessa, che non riesce a stare seduto ed è esposto "in ragione di una grave cardiopatia ad eventi cardiovascolari infausti e non prevedibili è incompatibile con il senso di umanità della pena".

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