Martedì, 16 Luglio, 2019

Allarme Banche venete, stretta su operazione di sistema

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Esposti Saturniano | 13 Giugno, 2017, 19:54

Il debito è il motore dell'economia ed intervenire in questo modo sarebbe come togliere ossigeno a tutti quegli imprenditori che fanno affidamento sui prestiti ricevuti dalle due banche; da qui, si innescherebbe la chiusura di un numero importantissimo di piccole e medie aziende, ovvero quelle che caratterizzano il tessuto industriale del nord-est ma anche italiano (le piccolissime, piccole e medie imprese costituiscono circa il 95% del tessuto indistriale italiano).

Intesa Sanpaolo si dice pronta a partecipare al salvataggio di Banca Popolare di Vicenza e di Veneto Banca con un ma: le condizioni che l'Europa imporrà per la ricapitalizzazione.

La sensazione è che alla fine si possa convergere.

Chi non parteciperà al salvataggio saranno le Fondazioni. Un altro tema sollevato da diversi banchieri è quello della necessità di garanzie formali (su cui è al lavoro, non senza difficoltà, il Tesoro) sul fatto che l'ammontare della manovra non sia destinato a salire e che si tratti di un ultimo e decisivo sforzo: solo con questa "carta" tra le mani alcuni ceo paiono disposti a portare la delibera in cda, diversamente si esporrebbero a responsabilità che non vogliono prendersi. Ieri è arrivata la disponibilità di Banca Mediolanum: "Se tutti parteciperanno parteciperemo anche noi" ha detto l'amministratore delegato Massimo Doris.

Del resto l'intervento di sistema, benché effettuato obtorto collo, rappresenterebbe il male minore per il comparto.

E i soldi vengano dati a ogni singolo territorio facendo transitare i crediti concessi ai loro residenti, privati o attività imprenditoriali che siano, nelle banche, Intesa in primis, che del disastro vicentino e montebellunese hanno goduto. Le due banche venete, complici i timori creati dal rischio bail-in, stanno registrando un'emorragia di depositi.

In ogni caso, tenuto conto del loro stato le due banche sono pressoché morte.

Se, quindi, l'unico vero patrimonio di una banca, la fiducia, è stato dissipato, questo di sicuro è dovuto a quanto è accaduto nell'era targata Gianni Zonin (su Vincenzo Consoli da tempo ci viene di sospendere il giudizio definitivo finché non sarà chiarito, se mai lo sarà, il ruolo del governatore di Banca d'Italia, Ignazio Visco, e del responsabile della vigilanza di Palazzo Koch, Carmelo Barbagallo, entrambi troppo "estimatori" del presidente della BPVi per sembrare ultra critici a ragione dell'Ad di Veneto Banca).

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