Giovedi, 17 Ottobre, 2019

Berlusconi e Mafia, rapporti sospetti, anzi....ipotesi che trovano risposte

Giuseppe Graviano in un’immagine di archivio Giuseppe Graviano in un’immagine di archivio
Evangelisti Maggiorino | 09 Giugno, 2017, 21:01

Ai pm che lo hanno interrogato, per chiedergli conto di queste intercettazioni, il boss ha replicato: "Io sono distrutto psicologicamente e fisicamente con tutte le malattie che ho, perché da 24 anni subisco vessazioni..." Così parlava il 10 aprile 2016, durante l'ora d'aria nel cortile del carcere di Ascoli Piceno, il boss mafioso Giuseppe Graviano, già condannato per le stragi del 1992 e del 1993, chiacchierando con il detenuto suo compagno di passeggio, il camorrista Umberto Adinolfi.

"Poi nel '93 ci sono state altre stragi ma no che era la mafia, loro dicono che era la mafia".

"Berlusca mi ha chiesto questa cortesia... per questo è stata l'urgenza di... come mai questa qua, poi. che successe, ero convinto che Berlusconi vinceva le elezioni in Sicilia, Berlusconi..." Quando lui si è ritrovato un partito così nel '94 si è ubriacato e ha detto "Non posso dividere quello che ho con chi mi ha aiutato". "Ha preso le distanze... piglio' le distanze e ha fatto il traditore...".

La vicenda Graviano ricorda dunque - e non è detto che non sia strettamente connessa - in tutto e per tutto (condizioni precarie di salute comprese) quella di Totò Riina che venne intercettato nel 2013 in amichevoli e lunghe chiacchierate con Alberto Lorusso, al quale confidò, tra le altre cose, progetti di attentati proprio contro Di Matteo. Così il 28 marzo scorso il boss Giuseppe Graviano risponde ai pm di Palermo che, dopo averlo intercettato in carcere per quasi un anno, gli contestano il contenuto delle conversazioni avute con un co-detenuto. "Venticinque anni mi sono seduto con te, giusto? Che sfogndosi con l'altro un altro detenuto aggiunge: Ti ho portato benessere, 24 anni fa mi arrestano e tu cominci a pugnalarmi". "Sa che io non parlo - aggiungeva - perché sa il mio carattere e sa le mie capacità.pezzo di crasto che non sei altro, ma vagli a dire com'è che sei al governo, che hai fatto cose vergognose, ingiuste". Tu lo sai che mi sono fatto 24 anni, ho la famiglia distrutta ... alle buttane glieli dà i soldi ogni mese. Dialoghi per gli inquirenti ritenuti importantissimi in quanto confermerebbero l'ultima fase dei contatti tra "uomini d'onore" ed esponenti delle istituzioni. "Io ti ho aspettato fino adesso perché ho 54 anni, i giorni passano, gli anni passano, io sto invecchiando e tu mi stai facendo morire in galera...".

Ma durante l'interrogatorio di Di Matteo, come detto, Graviano preferisce affidarsi al silenzio: "Mi avvalgo della facoltà di non rispondere a causa delle mie condizioni di salute che oggi non mi consentono di potere sostenere un interrogatorio così importante ed anche a causa del mio stato psicologico derivante dalle condizioni carcerarie che mi trovo costretto a vivere". Ma in mesi di intercettazioni, alcune delle quali depositate al processo trattativa, il capomafia di Brancaccio parla di tante cose: dalla politica, ai progetti turistici per il suo quartiere, Brancaccio.

Lo stesso concetto lo esprime Graviano nei colloqui intercettati nel carcere di Ascoli Piceno: "Avevamo acchiappati un paisi di Chieti in manu". Io sapevo che doveva venire la situazione, io tremavo... e dormivamo nella cella assieme. "Dalle intercettazioni ambientali di Giuseppe Graviano, depositate dalla Procura di Palermo, composte da migliaia di pagine, corrispondenti a centinaia di ore di captazioni, vengono enucleate poche parole decontestualizzate che si riferirebbero asseritamente al Presidente Berlusconi - spiega il difensore in una nota -". Cose da pazzi, tremavo. "Avevamo il Paese in mano...".

Netta la presa di posizione di Niccolò Ghedini, storico legale dell'ex Cav che vede dietro l'uscita di queste conversazioni una strategia politica atta a indebolire Forza Italia e Berlusconi.

"Ogni illazione in proposito troverà adeguata risposta nelle sedi competenti", aggiunge Ghedini.

Altre Notizie