Domenica, 21 Luglio, 2019

Il delitto dell'orafo a Cuneo, preso in Spagna il killer

Torino, catturato a Barcellona il mandante dell'omicidio dell'orafo Piatti Orafo ucciso in tentativo rapina preso in Spagna latitante italiano
Evangelisti Maggiorino | 09 Giugno, 2017, 13:48

E' stato arrestato nella serata di ieri, giovedì 8 giugno 2017, a Barcellona, Giuseppe Nerbo, 30enne torinese colpito da mandato d'arresto europeo per l'omicidio, commesso a scopo di rapina, di Patrizio Piatti, orafo di Monteu Roero (Cuneo) con attività in via Rossana 24 a Torino, che fu trucidato nel garage di casa il 9 giugno 2015.

E' stato il personale dell'Uco della Guardia Civil spagnola, in collaborazione con quello del Ros, a rintracciarlo. Con lui è finita in manette anche al compagna, Fabiola Cavallo, 29 anni, perché aveva documenti falsi.

Lo stratagemma aveva funzionato, visto che nella rete dei controlli predisposti al confine italo-francese era caduto il solo Scielzo. Nella sua abitazione nascondeva contanti e preziosi per un valore complessivo di 1.500.000 euro, nel frattempo confiscati. I coniugi ERBINO Giancarlo e TESTA Anna, in gravi difficoltà economiche, con debiti contratti anche con PIATTI Patrizio ed il duo SFRECOLA Emanuele e NERBO Junior Giuseppe, ritenendo di poter risolvere la propria situazione debitoria, magari estinguendo il debito nei confronti dei predetti, hanno ceduto loro le informazioni sulle possibilità economiche, a loro ben note e sulle abitudini di vita dell'orafo.

Proprio il tesoro clandestino di PIATTI Patrizio è ritenuto alla base del movente del delitto: una rapina a mano armata, eseguita da persone che, oltre ad essere a conoscenza dell'esistenza del "tesoro", conoscevano le abitudini della vittima ed erano consapevoli che la rapina, proprio per la natura illecita degli averi, non sarebbe stata denunciata da PIATTI.

Nerbo Junior e Sfrecola Emanuele, operando nel medesimo ambiente di ricettatori, avrebbero commissionato il "facile" colpo a Salvatore Messina, rapinatore catanese, che avrebbe a sua volta coinvolto Francesco Desi, suo concittadino, che in quel periodo "operava" con lui tra la Lombardia e la Sicilia. La moglie della vittima raccontò ai Carabinieri di una colluttazione nel corso della quale sarebbe partito un colpo di pistola che ha ha centrato l'imprenditore alla testa.

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