Venerdì, 24 Gennaio, 2020

IL DOCUMENTO. La nuova Italia nell'impietoso identikit Istat

IL DOCUMENTO. La nuova Italia nell'impietoso identikit Istat IL DOCUMENTO. La nuova Italia nell'impietoso identikit Istat
Esposti Saturniano | 20 Mag, 2017, 11:04

"Tra i gruppi sociali le diseguaglianze nelle condizioni di salute - aggiunge l'Istat - sono notevoli".

Tra gli altri numeri sono scomparsi i giovani.

In un capitolo del rapporto dell'Istat si legge che la crisi ha aumentato la diseguaglianza nella maggior parte dei Paesi europei precisando: "se altrove l'intensificarsi dell'azione redistributiva pubblica ha mitigato l'incremento della diseguaglianza dei redditi disponibili, in Italia questa azione è tra le più basse in Europa e nel corso della recessione è aumentata meno che altrove mostrando la difficoltà del sistema welfare nel contrapporsi alle forze di mercato". Particolarmente critica la condizione dei genitori soli, soprattutto se hanno figli minori, e quella dei residenti nel Mezzogiorno.Le famiglie e le classi sociali Il rapporto dell'Istat suddivide la popolazione in nove categorie sociali, a seconda della classe di reddito, del titolo di studio e della cittadinanza. Nel 2008 queste famiglie ammontavano a 3 milioni e 172mila, il 13,2% del totale.

Nel rapporto 2017 dell'Istat è scolpito nero su bianco il fallimento di un'intera classe politica. Si assiste quindi a una "perdita dell'identità di classe, legata alla precarizzazione e alla frammentazione dei percorsi lavorativi". Alla classe dirigente spetta il primo posto di un ideale podio dei più ricchi, con 1,8 famiglie, equivalenti a 4,6 milioni di persone. Tra i benestanti si trovano, oltre alle famiglie degli impiegati, anche quelle comunemente etichettate come "pensioni d'argento" (2,4 milioni, per 5,2 milioni di persone). Un Paese di impiegati (4,6 milioni di nuclei), di pensionati (5,8 milioni di nuclei che corrispondono a 10,5 milioni di persone) e, tasto dolente, un'Italia in cui circa 7 giovani sotto i 35 anni sono ancora costretti a vivere nella propria famiglia d'origine. Secondo l'Istituto "la classe media impiegatizia è invece ben rappresentabile nella società italiana, ricadendo per l'83,5% nelle "famiglie di impiegati".

L'Istat fa notare come nel gruppo leader dal punto di vista numerico, quello degli impiegati, il capofamiglia, la persona di riferimento, sia donna in quattro casi su dieci. La manifattura che esporta e crea l'eccellenza è ancora la punta di lancia della performance economica, ma che diventa anche intrapresa culturale per creare le opportunità in un Paese apparentemente ottuso.

L'Italia è poi un Paese sempre più vecchio: al 1 gennaio 2017 la quota di individui di 65 anni e più ha raggiunto il 22%, collocando il nostro Paese al livello più alto nell'Unione Europea e "tra quelli a più elevato invecchiamento al mondo".

Il dato più grave riguarda l'aumento delle diseguaglianze: "la diseguaglianza sociale non è più solo la distanza tra le diverse classi, ma la composizione stessa delle classi" - riporta Istat, aggiungendo che: "la crescente complessità del mondo del lavoro attuale ha fatto aumentare le diversità non solo tra le professioni ma anche all'interno degli stessi ruoli professionali, acuendo le diseguaglianze tra classi sociali e all'interno di esse". La collettività rumena è di gran lunga la più numerosa (quasi il 23% degli stranieri in Italia); seguono i cittadini albanesi (9,3%) e quelli marocchini (8,7%).

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