Mercoledì, 23 Ottobre, 2019

Lavoro, povertà, salute: l'Istat fotografa l'Italia delle disuguaglianze

Istat: 3 milioni e mezzo di famiglie senza redditi. Italia la più vecchia tra UE Istat, in Italia più disuguaglianze. 'Esplodono' le classi sociali
Esposti Saturniano | 17 Mag, 2017, 20:03

È quanto emerge dal Rapporto annuale 2017 dell'Istat che in questa edizione ha realizzato un focus con la classificazione delle famiglie per gruppo sociale, da cui emerge che del totale di 25.775.000 famiglie italiane il gruppo sociale più numeroso è composto dalle famiglie di operai in pensione pari a 5.852.000 che corrispondono a 10.5 milioni di persone, in quanto si tratta di nuclei con in media due persone a famiglia.

L'istituto nazionale di statistica, nel suo elaborato, ha diviso il Paese in nove gruppi: quello economicamente più svantaggiato riguarda le famiglie a basso reddito con stranieri (1,8 milioni pari a 4,7 milioni di persone).

"La diseguaglianza sociale non è più solo la distanza tra le diverse classi, ma la composizione stessa delle classi", spiega il rapporto. Ma le classi sociali "esplodono" perché aumentano le disuguaglianze anche all'interno della stessa classe di reddito.Un Paese di vecchi: la quota di individui che ha raggiunto i 65 anni è cresciuta ancora, raggiungendo il 22%, che colloca l'Italia al top in Unione Europea. L'Istituto spiega che nel 2016 i 15-34enni che stanno a casa dei genitori sono precisamente il 68,1% dei coetanei, corrispondenti a 8,6 milioni di individui. Interi segmenti di popolazione non rientrano più nelle classiche partizioni: giovani con alto titolo di studio sono occupati in modo precario, stranieri di seconda generazione che non hanno il background culturale dei genitori, stranieri di prima generazione cui non viene riconosciuto il titolo di studio conseguito, una fetta sempre più grande di esclusi dal mondo del lavoro dovuta anche al progressivo invecchiamento della popolazione. E una capacità di spesa ridotta significa anche meno opportunità. Il primo posto sul podio dei più ricchi spetta alla 'classe dirigente' (1,8 milioni di famiglie, pari a 4,6 milioni di persone).

Il risultato sono nove gruppi: i giovani 'blue collar' e le famiglie degli operai in pensione con reddito medio; quindi, le famiglie a reddito basso con stranieri, le famiglie a reddito basso di soli italiani, le famiglie tradizionali della provincia e il gruppo formato da anziane sole e giovani disoccupati; infine, le famiglie benestanti di impiegati, le famiglie con 'pensioni d'argento' e infine la classe dirigente. Crescono le famiglie senza lavoro - In Italia nel 2016 si contano circa 3 milioni 590 mila famiglie senza redditi da lavoro, ovvero dove non ci sono occupati o pensionati da lavoro. Anche la piccola borghesia si distribuisce su più gruppi sociali, in particolare "tra le famiglie di impiegati, di operai in pensione e le famiglie tradizionali della provincia". Si tratta del 13,9% del totale, con la percentuale più alta che si registra nel Mezzogiorno (22,2%) Si tratta di tutti nuclei "jobless" dove si va avanti grazie a rendite diverse, affitti o aiuti sociali. Quelle con top manager più giovani (40 anni o meno) sono solo il 3,7% del totale, mentre nel 6,5% delle imprese i top manager superano i 60 anni. L'analisi condotta mostra che, oltre a una diseguale distribuzione dei redditi, i gruppi sociali si caratterizzano per una differente capacità di adottare stili di vita salutari e di partecipare attivamente alla vita del Paese, configurando così nuove forme di inclusione ed esclusione. La collettività rumena è di gran lunga la più numerosa (quasi il 23% degli stranieri in Italia); seguono i cittadini albanesi (9,3%) e quelli marocchini (8,7%).

LE CASALINGHE - Le casalinghe "con il loro lavoro producono beni e servizi per 49 ore a settimana". Nel 2016 l'incremento degli stranieri residenti è stato però molto modesto, 2.500 in più rispetto all'anno precedente: ciò si deve soprattutto all'aumento delle acquisizioni di cittadinanza (178mila nel 2015). Tra casa e lavoro è quindi evidente il carico in più per le donne. E' il gruppo piu' giovane, con eta' media della persona di riferimento di 42,5 anni, nella meta' dei casi con diploma di scuola superiore e 1 su 10 con laurea.

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