Giovedi, 16 Luglio, 2020

Cambiare i Trattati non è più un tabù

Cambiare i Trattati non è più un tabù Cambiare i Trattati non è più un tabù
Evangelisti Maggiorino | 17 Mag, 2017, 08:42

"Sono molto felice di essere qui", premette Macron, che vola a Berlino all'indomani del passaggio di consegne all'Eliseo, cosi' come avevano fatto i suoi due predecessori, Francois Hollande e Nicolas Sarkozy, e poche ore dopo aver nominato il gollista Edouard Philippe primo ministro del suo governo.

Macron è convinto che serva "una rifondazione storica dell'Europa" perché ricorda "il messaggio di rabbia, di insoddisfazione e di preoccupazione del popolo francese" scaturito dal voto. Ma l'effetto Phlippe già spacca i neogollisti e una ventina di deputati moderati ha diffuso già un documento in cui si chiede al partito di "rispondere alla mano tesa di Macron in nome dell'interesse generale". "La Germania sta bene se l'Europa sta bene, e l'Europa sta bene se la Francia è forte", sottolinea la Cancelliera tedesca. Una rivoluzione che si spinge addirittura a non considerare più un tabù la modifica dei Trattati, i pilastri dell'Unione europea. "Abbiamo concordato che lavoreremo insieme in modo molto stretto - ha aggiunto la cancelliera - Sono consapevole che in un momento molto critico dell'Ue, vanno prese decisioni giuste".

Anche il Presidente Emmanuel Macron ha parlato al termine dell'incontro: "Per noi c'è necessità di fare riforme ma anche cercare di sburocratizzare l'Europa. Vogliamo sviluppare una road map: c'è una convinzione comune che non possiamo soltanto occuparci della Brexit, ma che dobbiamo pensare anche all'approfondimento dell'Europa".

Macron ha infine cercato di rassicurare Merkel sulla questione degli eurobond - titoli di stato europei, a cui la Germania è contraria - e quindi sulla sua contrarietà a mettere in comune i debiti pregressi dei paesi della zona euro: "Non sono favorevole a una mutualizzazione dei debiti passati, perché questo conduce verso una politica dell'irresponsabilità", ha detto, aggiungendo però di volere una nuova azione comune sugli investimenti. L'eurozona ha bisogno di investimenti, di "soldi freschi" che il piano Juncker non contiene.

Il presidente francese ha poi sollecitato un'Europa che "protegga meglio (cittadini e imprese, ned) e con meno ingenuità" denunciando che "oggi l'Europa difende meno bene le sue imprese di quanto non lo facciano gli Stati Uniti".

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