Lunedi, 17 Giugno, 2019

Pd, Orlando si candida al Congresso

Deangelis Cassiopea | 26 Febbraio, 2017, 00:44

Alcuni negano di esser mai stati toscani. Anche il Guardasigilli, che ha ufficializzato la sua sfida in un circolo romano, corre per vincere e non, chiarisce, "per fare il capocorrente".

L'avvio non è stato così sereno.

Non male no? Anche se il tutto ha comportato più di una giravolta e qualche accusa di incoerenza e scorrettezza, ma, come insegnava Machiavelli, il fine giustifica i mezzi. Fra chi pensa che il Pd non sia più a sinistra. Mentre più critico Gianni Cuperlo che si è espresso così sulla candidatura di Orlando: "Per quanto riguarda il percorso ancora una volta sono colpito dalla insufficienza di un segretario, per quanto dimissionario".

Con la stessa velocità con la quale molti bersaniani erano diventati renziani, molti renziani si sono già tramutati in qualsiasi cosa che non inizi con "renz".

La scissione ha sicuramente determinato, tra i militanti del Pd, una sensazione di profondo smarrimento e malessere che è difficile metabolizzare in breve tempo.

E' stata una scelta "sofferta ma convinta", perché il Pd ha cambiato pelle.

Sono toccate a Matteo Orfini le conclusioni alla direzione nazionale del Partito democratico, nella sede di Largo del Nazareno. La gente è oramai stanca di assistere ai trasformismi della politica e di vedere una democrazia svuotata del suo autentico contenuto e valore rappresentativo. "Sono le logiche istituzionali che trascinano quelle dei partiti, non viceversa", dice Ceccanti. "Ho disposto un'ispezione per ricostruire la dinamica che ha portato a questo tremendo risultato per lo Stato e per le persone coinvolte", ha poi concluso. Quando all'interno di un partito il confronto politico invece di affrontare i problemi veri e reali del paese punta il dito verso esponenti politici di spessore con l'obiettivo di emarginarli, questo agire è destinato ad alimentare solamente contrasti che difficilmente si potranno risanare.

Il primo è ovviamente Matteo Renzi, il grande sconfitto della tornata referendaria di dicembre. "Penso di poter rappresentare tutto il partito perché so di essere capace di ascoltare, parlare e unire", ha aggiunto.

"A tenerci insieme - ha poi sottolineato il ministro - non può essere soltanto un leader".

Per capire il nuovo corso della sinistra bisognerà aspettare la concretizzazione della scissione e le primarie. Inoltre si tratta di una data vicina al ponte che potrebbe influire sull'affluenza. Un'altra figura, quella di Orlando, come quella di Emiliano, consapevole della mancanza di spazio, al di fuori del Pd, per qualsiasi alternativa ad esso che voglia conquistare la maggioranza nel centrosinistra. Hic Rhodus hic salta.

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