Lunedi, 15 Luglio, 2019

Pd, minoranza: Voto nel 2018. Bersani: Scissione? Vedremo

Pd, minoranza: Voto nel 2018. Bersani: Scissione? Vedremo
Evangelisti Maggiorino | 15 Febbraio, 2017, 10:21

"Io propongo questo terreno di confronto sul quale se ci si divide è fisiologico mentre dividersi ogni giorno su una contestazione della leadership, sul calendario, rischia di essere patologico e soprattutto non comprensibile da parte degli elettori".

Le differenze politiche e ideologiche sono profonde, ma non tanto da alimentare una fiamma scissionista che arde incessantemente. E allora ecco l'arma del congresso, impugnata prima dagli uni e poi dall'altro, la disfida sulle primarie, il cui senso appare: "Come fregare meglio il mio nemico?". Già, tutto qui il nodo: le minoranze del Pd vorrebbero andare al 2018, come non ha dimenticato di ricordare Prodi, avendo così il tempo di vincere eventualmente un congresso e di modificare lo statuto per scindere le cariche di segretario e premier onde avere una chance in più. Ma "non mi sono messo d'accordo con la minoranza - ha spiegato alla fine della direzione il guardasigilli - Ho detto quello che penso".

"Se vedi uno che sta facendo una curva parabolica che lo porta a un frontale, glielo dici di stare attento, no?" E' lo stesso concetto, con parole diverse, che Gianni Cuperlo ha rappresentato con la metafora delle balene che, seguendo il capobranco disorientato, finiscono spiaggiate. Orlando, invece, è stato a lungo un "lealista", pur non confondendosi affatto tra i renziani di corte e, anzi, spingendo molto su provvedimenti "avanzati" in materia di giustizia, possibili bombe a orologeria.

"Non ho detto niente di particolarmente eversivo - continua - Ho solo espresso i miei dubbi sul percorso". Centro: è la diagnosi del male oscuro del Pd, scannato da un perpetuo dialogo tra sordi. Ed è un ultimo appello prima che la spaccatura si consumi. Un Andrea Orlando che scala le posizioni nel partito nazionale può essere questo qualcosa di forte e di diverso. Credo che sia importante una conferenza programmatica anche per fare il punto su che giudizio diamo su questi anni di governo. Scissione? "Mi auguro di no". Davide Zoggia, bersaniano, dice ad Agorà, su Rai3, che le probabilità che se ne vada dal Pd sono "al 70 per cento". Il primo: all'assemblea nazionale di domenica tentare un vero e proprio ribaltone interno di maggioranza, puntando all'elezione di un nuovo segretario non appena Renzi si dimetterà per avviare la fase congressuale. "Ieri ho sentito molti slogan, cose dette nei mesi passati, ma non una seria analisi di dove posizionare partito". Ce l'abbiamo un canale per discutere a fondo e correggere la linea politica? Siamo un Paese di sessanta milioni di abitanti, ci vuole una bella motivazione che non sia la vignetta di Giannelli.

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