Domenica, 25 Agosto, 2019

Ilva. Gip Milano boccia accordo, a rischio il risanamento

Esposti Saturniano | 14 Febbraio, 2017, 19:04

Il gup di Milano Maria Vicidomini ha bocciato le richieste di patteggiamento di Adriano, Fabio e Nicola Riva, alla guida del gruppo Riva - proprietario dello stabilimento Ilva di Taranto - nel processo relativo al crac finanziario della società. Nelle settimane scorse, la Procura di Milano aveva dato il via libera a questi patteggiamenti in seguito alla decisione della famiglia Riva di rinunciare a ogni contenzioso con lo Stato italiano sul "tesoretto" da 1,3 miliardi di euro, attualmente bloccato in Svizzera, dopo il sequestro effettuato nel 2013 dalla Guardia di Finanza. Il giudice ha ritenuto "incongrue" sia le pene patteggiate, sia la cifra che i Riva sono disposti a far arrivare a Taranto e che sarebbe servita per completare la bonifica ambientale dell'azienda e in parte anche della città pugliese.

Pene troppo basse dunque, secondo il Gip, rispetto ai reati commessi.

Nello scorso novembre era stato raggiunto un accordo tra lo Stato e i Riva, annunciato dall'ex premier Matteo Renzi, che prevedeva la rinuncia a ogni procedimento nei confronti della famiglia e apriva al rientro dei capitali in Italia per il risanamento dell'azienda siderurgica.

Il giudice ha considerato "incongrue" le pene concordate in precedenza con la procura milanese: 2 anni e mezzo per Adriano, tra i 4 e i 5 anni per Fabio e circa 2 anni per Nicola. Adriano Riva, accusato di bancarotta, truffa ai danni dello Stato e trasferimento fittizio di valori, aveva concordato con i magistrati una pena pari a 2 anni e 6 mesi di carcere. Il nipote, Fabio, accusato solo di bancarotta, aveva invece chiesto un patteggiamento per quattro-cinque anni di reclusione, in continuazione con una condanna per altro reato già diventata definitiva.

Ieri, intanto, il Tribunale federale svizzero ha rinviato al 31 marzo una decisione sulla somma congelata.

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