Venerdì, 18 Ottobre, 2019

Pd: è il giorno della Direzione nazionale

Evangelisti Maggiorino | 13 Febbraio, 2017, 22:56

La relazione di Matteo Renzi alla direzione PD è sembrata battagliera.

"Si chiude un ciclo" alla guida del partito, "io sono segretario dal febbraio del 2013, ho preso il Pd che aveva il 25% e nell'unica elezione politica nazionale che c'è stata l'ho portato al 40,8%".

"Il Pd è il più grande partito della sinistra europea".

Nel frattempo, a fine gennaio, la Corte Costituzionale ha bocciato il ballottaggio e modificato le pluricandidature dell'Italicum, proponendo per la Camera un meccanismo elettorale proporzionale con premio di maggioranza.

L'intervento di Renzi alla direzione PD ha dato ampio spazio al contesto internazionale, per tracciare il quadro nel quale l'Italia e i dem si muovono e si muoveranno nei prossimi mesi. Nessun blitz, dunque. Da Nazareno filtra che "la data del Congresso non è collegata al voto anticipato, una circostanza che dipende invece dalla legge elettorale e dalle scelte del governo". "No. Due mesi sono una presa in giro".

Renzi ha poi messo evidenziato il sostanziale immobilismo italiano rispetto al resto del mondo. "Credo che sia buon senso accettare l'invito a fare il congresso prima delle elezioni", dice.

Ma prima delle elezioni politiche, va risolta la questione del segretario: il segretario del PD diventa di norma il candidato indicato dal partito alla presidenza del Consiglio.

Dalla minoranza, che frena il congresso per avere il tempo di compattarsi ma anche per rallentare la corsa del segretario alle urne, invitano però alla prudenza: le regole dello statuto, spiega un parlamentare, le scrive una commissione in cui la sinistra dovrà essere rappresentata e "lì non si possono fare blitz, perché Renzi non è un dittatore". Ma abbiamo anche bisogno che chi perde un congresso o le primarie il giorno dopo rispetti l'esito del voto.

La battaglia per la riconquista della ledearship di fatto è già iniziata e Renzi lo ha fatto chiaramente intendere agli avversari della minoranza, per l'occasione presenti in massa da Pierluigi Bersani a Massimo D'Alema fino a Michele Emiliano. "Il nostro statuto e il modo in cui si celebrerà il congresso non è adeguato ad una vera discussione perché è stato pensato in una fase diversa e serviva solo alla legittimazione del leader mentre noi dobbiamo costruire una piattaforma politica". E' come se la sconfitta referendaria avesse riportato indietro le lancette dell'orologio: caminetti, correnti, equilibri interni.

Dall'esterno, la sfida all'ex premier arriva dal MoVimento 5 Stelle con Luigi Di Maio che lo "stuzzica". Tra le file del centro congressi di via Alibert, nel cuore di Roma, oltre ai componenti della direzione, ci sono i ministri Padoan, Minniti, Delrio, Orlando, Martina.

Ma la partita è ancora lunga e in direzione Renzi starà attento a tenere in primo piano "il Paese", a partire dall'economia, con i dati sul Pil attesi migliori delle previsioni.

Il segretario del PD analizza la realtà politica nazionale e internazionale: "Se guardiamo fuori da noi, Sel sta per scindersi, Salvini e Berlusconi litigano, i Cinque stelle sono dilaniati al loro interno con una ferocia non immaginabile fino a poche settimane fa". "Dalla proposta che verrà avanzata ognuno, mi auguro, assumerà responsabilmente una posizione chiara".

Cosa emerge dal confronto che si terrà durante questo pomeriggio? Il segretario però non ci sta a farsi logorare da una minoranza interna che, notano i suoi, ogni giorno alza l'asticella delle pretese.

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