Lunedi, 17 Giugno, 2019

Suicida perché precario, la struggente lettera della fidanzata

Suicida perché precario, la struggente lettera della fidanzata Suicida perché precario, la struggente lettera della fidanzata
Esposti Saturniano | 09 Febbraio, 2017, 20:54

"Sono stufo di fare sforzi senza ottenere risultati, stufo di critiche, stufo di colloqui di lavoro come grafico inutili, stufo di sprecare sentimenti e desideri per l'altro genere (che evidentemente non ha bisogno di me), stufo di invidiare, stufo di chiedermi cosa si prova a vincere, di dover giustificare la mia esistenza senza averla determinata, stufo di dover rispondere alle aspettative di tutti senza aver mai visto soddisfatte le mie, stufo di fare buon viso a pessima sorte, di fingere interesse, di illudermi, di essere preso in giro, di essere messo da parte e di sentirmi dire che la sensibilità è una grande qualità", questo un altro tratto della lettera del giovane Michele, che come abbiamo anticipato, mostra una vita di sofferenze e di false illusioni, provenienti dall'incapacità di trovare un'occupazione. "Non era più il ragazzo che avevo conosciuto e non sono riuscita a stargli più accanto" - spiega la ragazza - "È stata la precarietà - mi dite - Vorrei, mi sentirei meno colpevole". La chiamano generazione Neet, giovani che non studiano e non lavorano e hanno pure smesso di cercare, di credere, di volere.

I genitori hanno deciso di far pubblicare dal Messaggero Veneto le sue ultime parole, perché il suicidio di Michele spezzasse la monotonia di questa società che educa i suoi figli a dare il minimo di sé.

La lettera di Michele in cui annunciava il suicidio è stata affidata al Messaggero dai genitori, due giorni fa: si tratta di uno straziante grido di dolore e di un testo la cui profondità ha fatto riflettere migliaia di persone. "Un disastro a cui non voglio assistere". Eppure tutto questo non mi toglie quel senso di frustrazione e impotenza, non mi fa smettere di piangere. "Se potete". Un dolore immenso, quello di una madre e di un padre sopravvissuti al figlio.

"Io lo so che questa cosa vi sembra una follia, ma non lo e'". È solo delusione. Mi è passata la voglia: non qui e non ora. "Non posso imporre la mia essenza, ma la mia assenza sì, e il nulla assoluto è sempre meglio di un tutto dove non puoi essere felice facendo il tuo destino". "È un incubo di problemi, privo di identità, privo di garanzie, privo di punti di riferimento, e privo ormai anche di prospettive". Dentro di me non c'era caos. In cuor mio speravo di poterlo ritrovare presto, che avrebbe superato questa crisi, da solo o magari grazie a un lavoro nuovo, magari stabile.

Si scusa con gli amici e dà un titolo alla sua denuncia: "Questa è un'accusa di alto tradimento".

"Questa è la realtà sbagliata, è una dimensione dove conta la praticità che non premia i talenti, le alternative, sbeffeggia le ambizioni, insulta i sogni e qualunque cosa non si possa inquadrare nella cosiddetta normalità".

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