Venerdì, 19 Luglio, 2019

Bando anti-islamici, Trump: "Pronti a fare ricorso anche alla Corte Suprema"

L’America tecnologica sfida Trump sulle restrizioni all’ingresso negli Stati Uniti Veronica Vestri L’America tecnologica sfida Trump sulle restrizioni all’ingresso negli Stati Uniti Veronica Vestri
Evangelisti Maggiorino | 09 Febbraio, 2017, 13:09

Ad affermarlo è Neil Gorsuch, nominato dal presidente alla Corte Suprema, commentando le parole usate da Donald Trump per condannare i giudici e il sistema americano sul bando ai musulmani.

"Non è un bando contro i musulmani, ma un provvedimento per garantire la sicurezza nazionale".

I tre giudici, la presidente Michelle Friedland e William C. Canby nominati da presidenti democratici, Richard Clifton scelto da George W. Bush, hanno torchiato il legale, sottolineando come il bando sia giunto senza preavviso con il conseguente caos negli aeroporti. Durante l'udienza telefonica durata un'ora, i giudici si sono mostrati piu' comprensivi nei confronti di Noah Purcell, il rappresentante di Washington e Minnesota, gli stati americani che per primi hanno fatto ricorso ottenendo la sospensione del bando. Purcell ha denunciato che il bando punta a "penalizzare una religione" e causerà "danni irreparabili" separando famiglie. Secondo il presidente, l'Isis ha detto chiaramente che e' sua intenzione avere terroristi infiltrati negli Stati Uniti attraverso il sistema dell'immigrazione. L'amministrazione Trump e' ricorsa in tribunale minacciando di arrivare fino alla Corte Suprema. A partire da lunedi 6 febbraio, il controverso decreto anti-immigrazione promosso da Trump, che voleva bloccare l'accesso agli Stati Uniti a chi aveva un passaporto proveniente da sette paesi a maggioranza musulmana (Iraq, Iran, Somalia, Sudan, Yemen, Libia e Siria) per 90 giorni, ai rifugiati per 120 giorni, e ai rifugiati siriani a tempo indeterminato, ha avuto una battuta d'arresto, anche se solo temporaneamente. Come riporta il Washington Post, novantasette colossi tecnologici, tra cui Apple, Facebook, Google, Microsoft, Netflix, Twitter e Uber, hanno deciso di partecipare, con un'azione coordinata molto rara per il settore tecnologico, alla battaglia legale contro l'ordine esecutivo, sostenendo che danneggia i loro interessi e attività.

Ma Trump non ci sta, e davanti alla platea della convention nazionale degli sceriffi d'America da vita a uno sfogo che si trasforma in una critica durissima all'operato della magistratura: "Non voglio dire che è faziosa.ma è troppo politicizzata".

Oltre che sulla richiesta di bando, la Corte d'appello dovrà esprimersi in merito al presidente Trump e capire in particolar modo se ha approfittato della sua autorità e se ha violato il primo emendamento della Costituzione americana e la legge sull'immigrazione. "La nostra giustizia oggi è a rischio", ha aggiunto, facendo riferimento ai presunti rischi legati alla sospensione dell'ordine.

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