Domenica, 23 Settembre, 2018

Stretta sugli Hater, per la Cassazione siti responsabili dei commenti

Cassazione siti responsabili dei commenti Stretta sugli Hater, per la Cassazione siti responsabili dei commenti
Acerboni Ferdinando | 04 Gennaio, 2017, 17:25

Con la sentenza 54946 la Corte di Cassazione si è pronunciata in favore della responsabilità dei gestori dei siti Internet sui commenti pubblicati dagli utenti; tale indirizzo avrebbe valore per tutte le tipologie di pagine Web, comprese quelle non correlate ad attività professionali, e anche nel caso di commenti non anonimi per i quali sarebbe facile risalire all'autore. Il sito web agenziacalcio.it, si legge nell'articolo su Repubblica di Alessandro Longo, è stato condannato al pagamento di 60mila euro al presidente della Figc Carlo Tavecchio per concorso in diffamazione. La decisione della Corte sembrava però andare in contrasto con la direttiva 31/2000 sul commercio elettronico, attuata con decreto legislativo 70/2003, che non prevede l'obbligo di sorveglianza dei contenuti per chi effettua servizio di hosting, ovvero il mettere a disposizione degli utenti uno spazio online.Inoltre, tale sentenza sembra andare contro anche le linee guida dell'Unione Europea che invece considerano la neutralità del gestore del sito rispetto ai commenti.

La sentenza, infatti, è ormai definitiva e potrà essere presa ad esempio in altri procedimenti simili che chiamano in causa la responsabilità del sito web per omesso controllo.

Ed infatti nel 2016, la Corte europea dei diritti dell'uomo ha stabilito che i tribunali che condannano i gestori di siti per i commenti anonimi degli utenti stanno violando la libertà d'espressione. Dopo la denuncia, il sito Agenziacalcio.it è stato assolto al primo grado di giudizio e condannato al secondo dalla Corte di Cassazione. Per la Cassazione c'è concorso perché il gestore doveva sapere dell'esistenza di quel commento, poiché il suo autore gli aveva mandato una mail contenente il certificato penale di Tavecchio. L'imputato invece sostiene di aver saputo del commento diffamatorio solo quando la polizia gli ha notificato il sequestro del sito.

"Adesso, con questo orientamento che per la prima volta arriva in Cassazione, rischia di essere molto difficile gestire un sito web che abbia commenti", dice Fulvio Sarzana, avvocato penalista specializzato in diritto su internet. "I gestori dovrebbero controllare ogni commento, chiedersi se può essere o no diffamatorio". Il gestore sarà costretto a scegliere tra il minore dei mali. In base a tale giurisprudenza, però, non è ancora chiaro chi dovrà rispondere se il commento appare non in un sito internet ma sotto un post pubblicato su Facebook, soprattutto ora che Mark Zuckerberg ha ammesso che il suo social network è una media company.

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