Sabato, 24 Agosto, 2019

Riforme, sì della Camera al nuovo Senato. Ora si guarda al referendum

Boschi dice che se il referendum boccia le riforme si va a votare Riforme, sì della Camera al nuovo Senato. Ora si guarda al referendum
Esposti Saturniano | 13 Gennaio, 2016, 23:32

L'Aula della Camera ha approvato con 367 sì, 194 no e cinque astenuti il disegno di legge Boschi di riforma della Costituzione. Si tratta del secondo e ultimo voto dell'assemblea di Palazzo Madama che passerà poi alla Camera per l'approvazione definitiva (referendum confermativo, come noto, a ottobre).

Con Alfiero Grandi, già sindacalista CGIL e deputato della sinistra condividiamo il suo giudizio nettamente contrario alla riforma partendo dalla constatazione che: "l'attuale Costituzione ha permesso di distruggere la legge elettorale definita "porcellum" perché contraria ai suoi principi, anche se troppo tardivamente, dalla sentenza della Corte".

Ma quali le novità in concreto?

La funzione di indirizzo politico, quella legislativa e quella di controllo dell'operato del Governo saranno appannaggio della Camera dei Deputati.

Il 67% degli italiani si dichiara favorevole al superamento del bicameralismo perfetto, in base al quale sarà soltanto la Camera dei deputati a votare la fiducia al governo e ad approvare la maggior parte delle leggi, con una netta riduzione dei poteri del nuovo Senato.

Ecco, infatti, Ugo De Siervo, in passato presidente (per nemmeno sei mesi) della Corte costituzionale, denunciare come "sbagliato e pericoloso cercare di trasformare questo istituto, per sua natura oppositivo, in un tentativo di conseguire un plebiscito a favore di coloro che hanno adottato con fatica un evidentemente discusso testo di modifica della Costituzione". In questo caso, per respingere le modifiche la Camera dovrà esprimersi con la maggioranza assoluta dei suoi componenti. Non più senatori eletti con relativa indennità. Gli altri 5 potranno essere nominati, come accade anche oggi, dal Presidente della Repubblica.

Il che farà ridere i costituzionalisti di tutto il mondo, perché un simile strafalcione può essere perdonato in un regolamento, assai meno in una legge, mentre non è assolutamente giustificabile in una Costituzione.

Infine il Presidente potrà sciogliere la Camera ma non il Senato.

Faccio un esempio, se l'Italia dovrà decidere su pace o guerra l'unica sede in cui farlo sarà la Camera dei deputati, in quanto il Senato non conterà nulla. La legge ne indicherà poi i metodi concreti di attuazione. Il potere esecutivo si rafforza così ulteriormente a scapito del legislativo.

Oltre alla richiesta per il referendum "oppositivo" al ddl riforme il Comitato per il no, hanno annunciato i promotori nella riunione per l'avvio della campagna referendaria, presenterà due referendum abrogativi sulla legge elettorale. Inoltre, i 95 senatori saranno ripartiti tra le Regioni in base al loro peso demografico. 99 e quindi scompare il CNEL.

Il ddl Boschi abolendo la definizione di "legislazione concorrente" trasferisce allo Stato alcune competenze divise con le Regioni, ad esempio i mercati assicurativi, promozione della concorrenza, previdenza complementare e integrativa, tutela e sicurezza del lavoro, protezione civile, beni culturali e turismo. Quorum minore per i referendum: per renderlo valido basterà la metà degli elettori delle ultime elezioni politiche, anziché la metà degli iscritti alle liste elettorali. Si deve evitare che "il 2016 consacri la fine della Repubblica", dice Domenico Gallo, che parla prima di Stefano Rodotà, Gustavo Zagrebelsky, Giovanni Maria Flick. Norme simili sono previste anche per le leggi elettorali dei Consigli Regionali. La riforma se approvata anche a livello popolare, ad Ottobre ci sarà il referendum, modificherà e completerà quella del Titolo V del Marzo 2001, che ha introdotto il federalismo.

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