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Wall Street non rimbalza. In rosso il Nasdaq

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Esposti Saturniano | 06 Gennaio, 2016, 10:48

Lunedì nero per le borse mondiali.

La paura scattata in Cina si fa subito sentire.

Per quanto riguarda le altre blue chip milanesi, negativo il settore del lusso, con Ferragamo registrare una perdita del 5,01 per cento, Moncler un calo del 3,64 per cento e Luxottica in perdita del 3,48 per cento. A Wall Street il Dow Jones ha fatto segnare la peggiore apertura dagli ultimi 84 anni. E si trasmette all'Europa. La crescita dell " indice pmi manifatturiero nell " area euro non basta a contrastare l " ondata di vendite. Piazza Affari chiude in calo del 3,2%, con Ferrari che tiene al suo primo giorno di scambi archiviando la seduta a 43,67 euro, in aumento rispetto ai 43 euro dell'avvio.

Sotto i riflettori anche Microsoft, dopo che le autorità cinesi hanno chiesto di fornire spiegazioni su alcune questioni importanti che sono venute alla luce da alcuni dati digitali ottenuti nell'ambito di un'indagine antitrust.

Ieri il Dow Jones ha chiuso in calo dell'1,58%, il Nasdaq del 2,08%, l'S&P 500 dell'1,53%. Williams prevede una crescita del pil americano del 2-2,5% quest'anno e ritiene possibili fra i tre e i cinque aumenti dei tassi nel 2016. L'indice ISM manifatturiero è sceso a dicembre ai minimi dal giugno del 2009.

Cauto il Fmi. Secondo il capo economista del Fondo, Maury Obstfeld, la Cina potrebbe ancora una volta "spaventare" i mercati nel 2016".

Oltre alle tensioni geopolitiche legate al terrorismo e alla diatriba sempre più accesa, in Medio Oriente, tra Arabia Saudita e Iran, dopo la decisione di Riad di giustiziare l'imam sciita Nimr al-Nimr assieme ad altre 46 persone accusate di terrorismo, a pesare sui listini asiatici sono stati nuovi deludenti dati macro cinesi. E pensare che l'indice sull'attività maniffaturiera del Belpaese ha mostrato i massimi addirittura dal marzo del 2011, salendo da 54,9 a 55,6 punti. L'attenzione degli investitori resta alta. A breve scadrà il divieto per la vendita di azioni da parte dei grandi azionisti, e il timore è che questo possa aumentare la volatilità.

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