Domenica, 16 Giugno, 2019

Lavoro già troppo, giudice rinvia causa al 2019

Esposti Saturniano | 04 Gennaio, 2016, 20:16

E di diritti rivendicati. Protagonista della vicenda il giudice Alberto Munno che prima di Natale ha rinviato di oltre tre anni il procedimento iniziato a settembre del 2014 relativo ad un contenzioso di 200mila euro tra due società. E se il giudice tarantino può essere sommariamente tacciato di scarsa professionalità-laboriosità, l'Associazione nazionale magistrati (Anm) rilancia il referendum indetto per le giornate del 17-18-19 gennaio prossimi, perché il Consiglio superiore della magistratura si esprima sulla riduzione del carico di lavoro, in relazione agli obiettivi prefissati. "Celebro 160 processi all'anno e nel triennio il futuro massimo di capacità lavorativa esigibile è già prenotato e esaurito da 500 altre cause più vecchie di questa" mette nero su bianco il giudice. 2 della Costituzione. La prestazione lavorativa senza limite di durata incontra il divieto di cui all'art.4 della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo, la quale, sotto la rubrica "divieto di schiavitù e del lavoro forzato', dispone al comma 2 che 'non è considerato come lavoro forzato ogni lavoro che fa parte delle normali obbligazioni civili'". Tradotto, il giudice non è disposto a ulteriori "sacrifici".

Una causa civile rinviata al 18 gennaio 2019 da un giudice della II sezione del Tribunale civile di Taranto. Ma non bastano, considerate le pendenze e gli arretrati.

Munno calcola che, pur contando il sabato come lavorativo, quindi in un anno di lavoro di 270 giorni, "il giudice civile può dedicare non più di 140 giorni allo studio dei processi e alla redazione delle sentenze e delle ordinanze monocratiche e collegiali, previo studio delle questioni giurisprudenziali". Senza dimenticare che "l'impossibilità giuridica di definire i giudizi in tempi più brevi è determinata dalle decisioni che vogliono l'erogazione del servizio demandata ad un numero di unità operative inferiore a quello necessario": "riferimento alle diffuse carenze di cancellieri e alle disparità di magistrati per sedi in rapporto ai flussi di sopravvenienze", si legge ancora. Nella fattispecie si richiede la cessazione dell'attività di supplenza del magistrato quando manca il personale amministrativo, almeno per sette giorni; che un terzo dei contributi versati dai soci sia destinato a coprire le maggiori spese di assicurazione conseguenti alla nuova normativa sulla responsabilità civile; l'introduzione di carichi esigibili (similmente a quanto avviene per i magistrati amministrativi), e di norme che prevedano la sospensione dei termini per il deposito dei provvedimenti giudiziari durante le feste.

Altre Notizie