Mercoledì, 23 Ottobre, 2019

Libia: milizie, 'sconfitto l'Isis a Sirte'

Evangelisti Maggiorino | 08 Dicembre, 2016, 09:21

Per capire quanto precaria sia la situazione del governo Serraj basti dire che solo il primo dicembre le forze a lui fedeli sono riuscite a riprendere il controllo dell'Hotel Rixos che era stato scelto come sede del nuovo esecutivo ma che non era stato mai utilizzato per l'opposizione di una milizia locale.

Dalla tv pubblica si osserva: "Case, banche, moschee e ospedali sono distrutti". Che si tratti di "10 o 15 abitazioni ancora di ripulire", resta però il fatto che finalmente a Sirte - abbandonata in gran parte dai suoi abitanti - si inizia a vedere la luce in fondo al tunnel. "Nel silenzio della comunità internazionale a Sirte si continua a morire e la Libia sembra essere ancora molto lontana dalla pace".

Dallo scorso 12 maggio sono state registrate oltre 4mila vittime, tra morti e feriti, tra le fila dei miliziani libici impegnati nella campagna militare a Sirte contro l'Isis.

Scene di giubilo si sono viste ieri per le strade e le piazze da parte delle milizie, protagoniste dell'offensiva contro i jihadisti dello Stato islamico, mentre a New York l'inviato Onu Martin Kobler avvertiva che, se la lotta al terrorismo ha prodotto risultati, questi non sono irreversibili.

Sirte viene conquistata dall'Isis nella primavera del 2015 e diventa la base più importante dei jihadisti fuori dall'Iraq e dalla Siria. L'inviato Onu per la Libia ha poi riferito dei "progressi" compiuti a Bengasi dall'esercito nazionale libico (quello di Khalifa Haftar), ma ha avvertito "che queste conquiste rischiano di essere fugaci a meno che il Paese si doti di un coerente apparato di sicurezza". Vengono creati i tribunali islamici e imposti rigidi codici di comportamento, che riguardano le scuole, le attività commerciali e l'abbigliamento per le donne, rigorosamente coperte con un velo nero integrale. Lentamente riprende il ripopolamento dopo che la maggioranza dei civili l'aveva abbandonata, riaprono le scuole e le prime attività.

In realtà però in alcuni quartieri i jihadisti del Califfato resistono e si continua a sparare. Non da ultimo le tribù, numerosissime, che abitano nelle aree desertiche del sud, zone difficilmente soggette al controllo delle autorità del nord, dove transitano traffici illeciti.

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