Martedì, 18 Giugno, 2019

PA, bocciata la riforma Madia. Dalla Consulta stop al governo

P.a. la Corte Costituzionale boccia la riforma Madia Serve intesa con Regioni PA, bocciata la riforma Madia. Dalla Consulta stop al governo
Esposti Saturniano | 03 Dicembre, 2016, 13:45

Secondo il capogruppo di Forza Italia, Renato Brunetta, la "Corte costituzionale ha seppellito la riforma Madia: che fa ora il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella? - si chiede Brunetta - Firma un decreto legislativo con una legge delega dichiarata incostituzionale?".

La pronuncia di legittimità riguarda le norme relative alla dirigenza pubblica, partecipate, servizi pubblici locali e pubblico impiego. Come dire, se una legge contrasta con la Costituzione, basta modificare la Costituzione stessa e tutto torna. Per quanto riguarda il testo unico sul pubblico impiego il problema non si pone, visto che la presentazione era prevista per febbraio. La legge delega Madia (la 124 del 2015) per la Corte viola la Costituzione laddove prevede di riformare l'assetto pubblico solo "previo parere" e non "previa intesa" con le Regioni, riguardo, peraltro, a materie sulle quali queste ultime non possono essere solo consultate: dai dirigenti della sanità alle partecipate e ai servizi locali come trasporti, rifiuti, illuminazione.

La differenza sostanziale risiede nel fatto che il parere è "collettivo", mentre l'intesa richiede l'unanimità delle regioni, e offre quindi un potere di veto a ogni singola amministrazione intenzionata a opporsi per motivi tecnici o politici. In sostanza la riforma Madia è stata in parte bocciata dalla Consulta perché ha violato il "fondamentale principio" di leale collaborazione tra i livelli istituzionali. A una settimana esatta dalle urne, poi, Matteo Renzi è tornato sulla bocciatura della Consulta durante la sua ospitata a Domenica Live di Barbara D'Urso. Inoltre, per il dirigente della Cgil, la recentissima sentenza della Corte costituzionale assume rilevanza anche in vista della consultazione referendaria del 4 dicembre.

E questa volta non basterà il mero parere delle Regioni. "Anche i decreti legislativi già emanati dovranno essere corretti dal Governo, perché la Corte Costituzionale ha imposto di ascoltare seriamente le Regioni".

Di qui il Governo che decide senza ascoltare le Regioni, la Camera che legifera senza bisogno del Senato, il partito vincitore delle elezioni che incassa il 54% dei seggi anche se rappresenta il 30% (o meno) degli elettori, il capo del partito che stabilisce le liste elettorali determinando chi sarà eletto deputato. Le dichiarazioni di illegittimità costituzionale emanate dalla Corte tengono conto delle concrete lesioni delle competenze regionali, alla luce delle soluzioni correttive che il Governo, nell'esercizio della sua discrezionalità, riterrà di apprestare in ossequio al principio di leale collaborazione.

Il Codacons ricorda infine ai pubblici dipendenti che è ancora possibile aderire alla class action del Codacons attraverso l'azione pubblicata sul sito dell'associazione.

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