Sabato, 24 Agosto, 2019

Facebook FiB, algoritmo contro le notizie false sui social network

Mark Zuckerberg e Facebook al lavoro contro le false notizie Facebook FiB, algoritmo contro le notizie false sui social network
Acerboni Ferdinando | 21 Novembre, 2016, 23:49

Le accuse recenti mosse a Facebook di avere costruito un terreno favorevole alla proliferazione della disinformazione non hanno lasciato Mark Zuckerberg impreparato, che ha pertanto deciso di esprimersi sulla questione mostrando sulla sua pagina personale alcune personali idee per arginare il fenomeno della massiva diffusione di bufale sul social network tramite una serie di accorgimenti tecnici: prima di tutto il miglioramento dei sistemi automatici di rilevazione di possibili contenuti non veritieri, poi la possibilità per gli utenti di segnalare i contenuti fasulli allo staff; infine anche il servizio Facebook Ads sarà oggetto di migliorie, così che i siti web che promuovono notizie false non vengano più pubblicizzati nel social network.

Un conto però è l'oggetto matematico, un altro la pretesa di fare di Facebook arbitro della verità. In altri termini, ai ragazzi macedoni che hanno prodotto una montagna di bufale contro la Clinton interessava soltanto guadagnare soldi e i fan di Trump avevano caratteristiche migliori per crederci o comunque condividerle. Molta disinformazione è guidata dallo spam a scopo di guadagno. Il sesto punto del piano di Facebook è probabilmente quello decisivo: trovare il modo di interrompere la continuità tra le bufale e i falsi annunci politici. Zuckerberg è così dovuto tornare sull'argomento per la seconda volta in pochi giorni: dichiara di non avere un vero e proprio vaccino anti-bufale, in quanto si tratta di un problema complicato, sia tecnicamente che filosoficamente, anche perché parte sempre dal principio voltairiano secondo cui le persone debbano avere una voce e pertanto bisogna essere preparati ad ascoltare anche l'altra campana. Un'altra piccola notizia da parte di Zuck: "Stiamo alzando il livello per le storie che compaiono in "articoli correlati" sotto i collegamenti nel News Feed". È più probabile il contrario, cioè che il bisogno sociale, creando il bisogno di avere argomenti a supporto, produca un interesse verso i contenuti di rinforzo, anche di conforto a una decisione già presa, a una posizione già costituita.

Inoltre, perdendoci le domande sul "senso" limitandoci ad osservare il "come", facciamo un paradossale piacere proprio ai produttori di bufale, ai quali andrebbe contrapposta la potenza positiva della Rete, considerando sempre tutte le variabili informative di cui è coprotagonista. A nessuno passa questo dubbio per la testa?

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