Domenica, 16 Giugno, 2019

I nostri smartphone Android cinesi inviano dati personali in Cina

I nostri smartphone Android cinesi inviano dati personali in Cina I nostri smartphone Android cinesi inviano dati personali in Cina
Acerboni Ferdinando | 17 Novembre, 2016, 09:18

A scoprire la vulnerabilità è stata la società di sicurezza Kryptowire: dall'analisi dei pacchetti di rete ha constatato che una quantità massiccia di dati veniva automaticamente raccolta da alcuni dispositivi (non solo smartphone, ma anche altri apparecchi "smart") e inviata all'insaputa dell'utente, ogni 72 ore, ad un server cinese. Un rappresentante di Google ha detto al New York Times che la società di Mountain View ha chiesto ai creatori di Adups di rimuovere le funzionalità di tracciamento dal software nei telefoni che eseguono servizi come Google Play Store. Come abbiamo già anticipato, sembra che a compiere l'operazione di spionaggio, senza che l'utente ne sia a conoscenza sarebbe un software realizzato dalla Shangai Adups Technology Company; diffusa la notizia, pare che le autorità statunitense abbiano avviato immediatamente un'indagine per arrivare a stabilire se questa backdoor possa servire per iniziative commerciali, oppure se si tratti di una soluzione atta all'acquisizione di dati.

Gli utenti di telefoni internazionali (non venduti negli USA), quelli usa e getta o prepagati sono le persone più colpite dal software.

Forse la prima nazione al mondo a comprendere che le moderne guerre non si vincono mandando a morire soldati su fronti mediorientali, difficili da collocare sull'atlante, la Cina è il paese che ha investito più risorse in opere di hacking e spionaggio governativo, con l'intento di minare alle basi la sicurezza informatica di quell'occidente da sempre percepito come il "nemico" e di assumere ruoli geopolitici sempre più rilevanti generando un clima di fragilità e sfiducia verso l'archiviazione di dati, soprattutto bancari, online.

In questo ambito è inclusa la società Adups che fornisce il codice che consente alle aziende di aggiornare da remoto il firmware, una funzione importante che è in gran parte invisibile dagli utenti.

Sempre secondo quanto dichiarato da Adups, il software (la backdoor) è stato scritto su richiesta di un produttore cinese, di cui non ha svelato il nome, che voleva la possibilità di archiviare i registri delle chiamate, messaggi di testo e altri dati semplicemente per l'assistenza clienti. Quest'ultima ha segnalato 120mila telefonini affetti dal problema. Nel mirino è il BLU R1 HD, uno degli smartphone low-cost più gettonati negli Stati Uniti.

Accetta la privacy policy e la cookie policy per visualizzare il contenuto.

Altre Notizie