Martedì, 25 Giugno, 2019

Influenza, al via la vaccinazione: colpiti già 120mila italiani

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Machelli Zaccheo | 12 Novembre, 2016, 22:41

I ceppi di virus coinvolti furono il H5N1 nel 2009 e che colpì in prevalenza bambini e giovani, mentre la seconda, causata dal ceppo H7N9, interessò maggiormente gli adulti più anziani.

L'anno in cui si è nati potrebbe avere un ruolo significativo nel determinare la suscettibilità a un determinato ceppo di influenza, poiché i ceppi influenzali a cui si è stati esposti durante l'infanzia sembrano condizionare quanto si sarà suscettibili in seguito a vari altri ceppi, o quanto meno a contrarre la malattia in forma decisamente più blanda.

Riproduzione artistica del virus dell'aviaria. Su Twitter una foto mentre si sottopone all'immunizzazione.

L'Asl gallurese ha siglato di recente un accordo con i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta per creare, attraverso la vaccinazione, una protezione collettiva nella popolazione con l'obiettivo di interrompere la catena di trasmissione dei virus influenzali, andando a salvaguardare i servizi essenziali rivolti alla collettività (si parla quindi degli addetti a pubblici servizi, personale di assistenza, i familiari e contatti stretti di soggetti ad alto rischio, personale sanitario di assistenza), ma anche una protezione individuale con l'obiettivo di ridurre la probabilità di contrarre la malattia nei soggetti sani.

Secondo i ricercatori, gli effetti di questa "protezione incrociata" dovuti all'esposizione nell'infanzia, sono potenti: la riduzione del rischio di ammalarsi di virus parenti del primo è del 75 per cento, e quello di morire di un'influenza simile a quella già presa è inferiore dell'80 per cento. Sono invece più vulnerabili ai virus del gruppo rappresentato dall'H5N1. Questi risultati aprono prospettive importanti riguardo alle misure da prendere contro future temute pandemie di influenza.

In dettaglio, quando un individuo è esposto per la prima volta a un virus dell'influenza, il sistema immunitario produce anticorpi che colpiscono l'emoagglutinina, un recettore che si trova sulla superficie del virus stesso. Lo sostiene un'équipe di ricercatori della University of California, Los Angeles e della University of Arizona che ha appena scoperto questa particolare correlazione.

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