Giovedi, 18 Luglio, 2019

Renzi alla Leopolda attacca la minoranza Pd, la platea: "Fuori, fuori"

Renzi alla Leopolda attacca la minoranza Pd, la platea: Renzi alla Leopolda attacca la minoranza Pd, la platea: "Fuori, fuori"
Machelli Zaccheo | 06 Novembre, 2016, 17:48

"C'è un po' di amarezza - dice Renzi - perché in parte del nostro partito è prevalsa la tradizionale volontà non tafazziana, sarebbe troppo semplice dire che è farsi del male da soli, ma è prevalso il messaggio che gli stessi che 18 anni fa decretarono la fine dell'Ulivo perché non erano loro a comandare la sinistra stanno decretando la fine del Pd perché hanno perso un congresso e usano il referendum come lo strumento per la rivincita".

Si apre oggi, venerdì 4 novembre, la Leopolda 2016, la kermesse renziana che quest'anno viene dedicata al referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre.

"Il nostro 2017 - ha proseguito Renzi - potrebbe essere un anno meravigliosamente difficile ma meravigliosamente bello: l'anno della svolta per l'Italia e l'Europa, a partire dall'appuntamento del 25 marzo 2017" sui trattati Ue. Con un'Italia che guarda all'Europa o a classe dirigente politica che non può che continuare a fallire?. "Questa è una Leopolda pancia a terra, dove sono impegnati governo, ministri e deputati". Più che il bicameralismo paritario si tratta di superare l'atteggiamento rinunciatario di chi ci dice ciò che dobbiamo fare e cosa. Così Matteo Renzi e, a chi dalla platea gridava Bersani, ha detto scherzando: "Parlo di Schifani".

"E adesso il futuro" recita lo slogan della settima edizione della Leopolda, che dedica la sua giornata inaugurale alle popolazioni colpite dal terremoto - che negli ultimi mesi ha prima devastato i territori di Amatrice e Accumuli e in seguito le località di Norcia, Ussita e Camerino - organizzando un'amatriciana solidale per dimostrare solidarietà e vicinanza ai terremotati che in questi giorni vivono ore di preoccupazione e sgomento. Tra gli ospiti attesi figurano Pietro Bartolo, il medico di Lampedusa reso noto da 'Fuocoammare', Giusi Nicolini, Giorgio Gori, Massimo Zedda e Oscar Farinetti, oltre a tutti i componenti dell'Esecutivo, in prima linea il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, che coordinerà un apposito tavolo, e il ministro Maria Elena Boschi, autrice della riforma costituzionale che tra un mese esatto dovrà essere votata dagli elettori italiani.

Subito dopo è intervenuto Andrea Occhipinti, fondatore della società di produzione e distribuzione cinematografica Lucky Red. "Uniti possiamo fare il cinema italiano di nuovo grande".

Li conquista passando in rassegna il fronte del no: strappa risa quando ricorda che Berlusconi teme che la riforma metta "un uomo solo al comando"; applausi e risate quando dice che "Grillo non ha letto la riforma: se l'è fatta spiegare da Di Maio che però non l'ha capita"; battimani convinti contro Marco Travaglio "leone da tastiera" che quando lo incontri in tv "non riesce nemmeno a guardarti negli occhi", e standing ovation attaccando la vecchia guardia del Pd.

E' da poco passato mezzogiorno quando il presentatore di questa Leopolda Matteo Richetti la chiude passando la parola a lui, Matteo Renzi, qui premier, molto poco segretario del Pd, moltissimo prim'attore e anima di una kermesse che ha segnato le tappe della sua ascesa. Per colpa di un violento nubifragio abbattutosi su Firenze, infatti, la luce si è interrotta e la sala è romasta al buio per alcuni minuti.

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