Giovedi, 22 Ottobre, 2020

Sciopero Poste, in Toscana adesione oltre il 70%

Sciopero Poste, in Toscana adesione oltre il 70% Sciopero Poste, in Toscana adesione oltre il 70%
Machelli Zaccheo | 06 Novembre, 2016, 15:45

Poi il corteo proseguirà per viale Pietro Pietramellara, quindi via Bovi Campeggi, per arrivare infine al n. 30 di via Zanardi, sede del Cmp (Centro Meccanizzazione Postale). Il traffico è paralizzato fino a Piazza Matteotti, sede delle Poste Centrali della città. "Una decisione - si legge nella nota -assunta a breve distanza dal primo collocamento azionario di oltre il 30% effettuato ad ottobre 2015".

"Le segreterie nazionali di categoria - aggiungono i sindacati - ritengono estremamente grave e antieconomica l'intera operazione di dismissione da parte dello Stato, in considerazione che dal 2002 ad oggi Poste Italiane ha sempre avuto bilanci positivi e versando consistenti dividendi al Ministero dell'Economia, quindi alla collettività, quale azionista di riferimento".

In Toscana il personale applicato alla sportelleria e al recapito è insufficiente a garantire i servizi ai cittadini e questo determina una situazione non più sostenibile. Sull'atteggiamento da tenere nei confronti di una quotazione annunciata ma non ancora partita, si sono spaccati i sindacati confederali, con la Uil che - pur contraria alla privatizzazione - non ha aderito allo sciopero perché "il Governo non ha reiterato il decreto e ha rinviato l'eventuale vendita" e gli altri sindacati che hanno scelto di giocare all'attacco. Una mobilitazione, spiega il sindacato, contro la completa privatizzazione e la riorganizzazione del servizio che mettono a rischio oltre mille posti di lavoro in Toscana e peggiorano la qualità del servizio all'utenza. I sindacati temono ricadute occupazionali: "Sono a rischio almeno 20.000 posti di lavoro sia nel settore postale che nel finanziario".

"Non è, inoltre, pensabile - sottolinea Giuseppe Tagliavia, segretario Slp Cisl Ferrara - che la recente riorganizzazione del settore recapito non venga rivista. A questo - continua la Schillaci - c'è da aggiungere che quest'anno si era provato a rinnovare il contratto, scaduto dal 2012, ma di fronte all'offerta aziendale della possibilità di poter licenziare per motivi disciplinari o per scarso rendimento ogni possibile trattativa è stata compromessa".

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