Domenica, 25 Agosto, 2019

Tiziana Cantone, il Tribunale di Napoli: "Facebook doveva rimuoverli"

Tiziana Cantone, il Tribunale di Napoli: Tiziana Cantone, il Tribunale di Napoli: "Facebook doveva rimuoverli"
Acerboni Ferdinando | 06 Novembre, 2016, 15:29

Dovevano essere rimossi da Facebook i link e le informazioni relativi a Tiziana, la 31enne di Mugnano (Napoli) suicidatasi il 13 settembre scorso dopo la diffusione sul web, a sua insaputa, di video hard che la ritraevano. "La madre di Tiziana", conclude il legale, "auspica che Facebook ora collabori concretamente con le due Procure impegnate nelle indagini penali". Ma Fb fece ricorso. Nell'ordinanza del Tribunale, spiega, "viene affermato un principio di fondamentale importanza anche ai fini della tutela dei diritti di altre vittime di casi analoghi a quello della povera Tiziana, e cioè che Facebook e più in generale gli hosting providers hanno l'obbligo di rimuovere contenuti illeciti dal momento in cui avviene la segnalazione di tale illiceità da parte dei soggetti interessati, anche in mancanza di un espresso ordine da parte dell'autorità amministrativa o giudiziaria". Andrea Orefice, l'avvocato che segue la madre di Tiziana nei ricorsi civili, spiega: "Dopo la pronuncia del giudice civile di Napoli Nord a favore della madre di Tiziana, Facebook ha ora l'obbligo morale di fornire tutti gli elementi utili a individuare le generalità di quelle persone che, nascoste dietro falsi profili, hanno aperto le pagine su cui sono stati caricati i contenuti diffamatori, tra link, video e commenti offensivi, che hanno contribuito a creare una gogna mediatica che ha determinato in Tiziana uno stato di prostrazione che l'ha portata alla morte".

Nell'ordinanza oggetto del reclamo inoltre, il giudice monocratico, da un lato aveva dato ragione alla giovane suicida, obbligando Facebook, anche al pagamento delle spese per una circa pari a 320 euro oltre a 6345 euro per compensi professionali, e dall'altro l'aveva condanna a rimborsare le spese a cinque siti citati in giudizio, Citynews, Youtube, Yahoo, Google, e Appideas, per circa 20mila euro. Ieri ieri la Procura di Napoliha chiesto larchiviazione per i 4 amici della donna accusati di aver diffuso in rete e su WhatsApp i video hard.

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