Martedì, 17 Settembre, 2019

Condizionamento e vessatorietà, ecco le accuse Antitrust a WhatsApp (e Facebook)

Condizionamento e vessatorietà, ecco le accuse Antitrust a WhatsApp (e Facebook) Condizionamento e vessatorietà, ecco le accuse Antitrust a WhatsApp (e Facebook)
Acerboni Ferdinando | 28 Ottobre, 2016, 23:06

(Teleborsa) - Problemi in vista per WhatsApp che dopo essere finito nelle grinfie del Garante della Privacy finisce sotto la lente dell'Antitrust. La promessa fatta agli utenti fu che Whatsapp non sarebbe cambiata e così è stato fino a quando, questa estate, il CEO di Menlo Park ha deciso che per utilizzare le nuove funzioni del social network, tra cui i nuovi bot di messenger e Whatsapp, aveva bisogno dei dati degli utenti per poter fornire un prodotto mirato a ciascuno. "I documenti aggiornati riflettono anche il fatto che ci siamo uniti a Facebook e che recentemente abbiamo implementato molte nuove funzioni, come la crittografia end-to-end, le chiamate WhatsApp, e strumenti di messaggistica come WhatsApp per il web e il computer". E che grazie alle nuove impostazioni, Facebook era in grado di offrire "migliori suggerimenti di amici" e mostrare "inserzioni più pertinenti". "Se l'Autorità accerterà la violazione delle normative vigenti in fatto di gestione dei dati personali e la vessatorietà di alcune clausole inserite nei 'termini di utilizzo' di WhatsApp, sarebbe evidente la lesione dei diritti dei consumatori che utilizzano il servizio" - ha spiegato il presidente Carlo Rienzi - "cò aprirebbe la strada ad una possibile class acton del Codacons, tesa a far ottenere agli utenti che hanno installato WhatsApp il risarcimento del danno subito, nelle opportune sedi legali".

Il primo procedimento in oggetto è volto ad accertare le condizioni di costrizione poste nei confronti degli utenti Whatsapp IM che, in un modo o nell'altro, hanno dovuto accettare le condizione impostigli in merito alla condivisione dei propri dati profilo, attraverso un insistente messaggio materializzatosi ad ogni apertura dell'applicazione che ha reso impossibile interagire con la piattaforma stessa. L'Autorità garante della concorrenza, infatti, ha aperto un secondo procedimento col quale si vuole accertare "la vessatorietà di alcune clausole inserite nei "Termini di utilizzo" di WhatsApp Messenger riguardanti, in particolare, la facoltà di modifiche unilaterali del contratto da parte della società, il diritto di recesso stabilito unicamente per il Professionista, le esclusioni e le limitazioni di responsabilità a suo favore, le interruzioni ingiustificate del servizio, la scelta del Foro competente sulle controversie che, ad oggi, è stabilito esclusivamente presso Tribunali americani".

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