Martedì, 14 Agosto, 2018

Censis, italiani a tavola? Si allarga il 'food social gap'

Censis, italiani a tavola? Si allarga il 'food social gap' Censis, italiani a tavola? Si allarga il 'food social gap'
Esposti Saturniano | 26 Ottobre, 2016, 12:21

Sono 16,6 milioni gli italiani che nell'ultimo anno hanno ridotto il consumo di carne, secondo una indagine del Censis, mentre 10,6 milioni hanno diminuito il consumo di pesce, 3,6 milioni la frutta e 3,5 milioni la verdura.

La contrazione dei consumi alimentari in Italia prosegue ormai da oltre sette anni e riguarda in particolare le famiglie più povere visto che la spesa per il cibo è crollata del 19,4 per cento tra le famiglie operaie e addirittura del 28,4 per cento tra quelle senza reddito fisso. Nello specifico, il consumo della carne è sceso del 45,8% rispetto al 32% nelle famiglie benestanti, mangiare pesce è praticamente un lusso per chi versa in difficoltà economiche e vi rinuncia il 35,8% contro il 12,6% di chi può permetterselo.

Un paese dove il 12% delle famiglie ha tagliato la spesa alimentare, dove il pranzo che una volta univa gli italiani, ora torna a dividerli per classi sociali. Per la frutta, la riduzione tocca il 16,3% dei meno abbienti e solo il 2,6% delle famiglie più ricche. Per la verdura, riducono il consumo il 15,9% delle famiglie a basso reddito e il 4,4% delle più abbienti. Segno meno alla cifra 21 per la pasta. Anche perché peggio si mangia più ci si ammala.

La rivista scientifica ambientale "Science of the Total Environment" ha riconosciuto la validità della Clessidra Ambientale, il modello che valuta l'impatto sull'ambiente della Dieta Mediterranea, elaborato da Carni Sostenibili, organizzazione che raccoglie le associazioni delle 3 filiere delle carni in Italia (bovino, suino e avicolo). Così pranzi e cene diventano metro del divario che si approfondisce sempre di più tra nuclei a basso e ad alto reddito.

Giuseppe De Rita, tuttavia, commenta polemicamente le scelte degli italiani e afferma che a peggiorare la qualità del cibo portato in tavola non ha contribuito solo la crisi economica. Faccio un esempio: "se il budget è ridotto è probabile che una famiglia preferisca andare al discount, o tagliare il consumo di pesce, ma non rinunciare allo sport per i figli, o alla settimana di vacanza".

Visti i dati, è naturale porsi degli interrogativi sui rischi per la salute, là dove sono in molti gli italiani a dover fare a meno di alimenti che sono alla base di una buona alimentazione.

"Nonostante sia opinione diffusa ritenere l'impatto ambientale generato dal consumo di carne superiore a quello di frutta e verdura - scrive Carni Sostenibili in una nota - la quantità raccomandata settimanalmente di alimenti ricchi in proteine genera un impatto sui gas serra che corrisponde a 5,7 CO2 eq/settimana nella Dieta Mediterranea e 6,4 CO2 eq/settimana nella nuova Dieta Nordica, simile all'impatto ambientale generato dal consumo di frutta e ortaggi (5,32 kg CO2 eq/settimana per la Dieta Mediterranea e 6,04 kg CO2 eq/settimana per la nuova Dieta Nordica)". I tassi di obesità sono più alti nelle regioni con redditi inferiori e con una spesa alimentare in picchiata.

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