Venerdì, 02 Dicembre, 2016

Milano, condanna per Diana Bracco la difesa annuncia ricorso

Ex presidente Expo condannata a due anni per frode fiscale Diana Bracco condannata a due anni per frode fiscale
Machelli Zaccheo | 20 Ottobre, 2016, 01:42

Condannati a un anno e mezzo di reclusione i due coimputati Marco Pollastri e Simona Calcinaghi.

Il tribunale di Milano ha condannato in primo grado Diana Bracco, presidente e AD dell'omonimo gruppo, a 2 anni di carcere nell'ambito del processo per appropriazione indebita e fatture false. Soltanto due architetti sono stati condannati alle pene accessorie (interdizione dai pubblici uffici e incapacità di contrattare con la Pubblica Amministrazione) per un periodo di 1 anno e 6 mesi.

Secondo l'accusa, l'industriale, che avrebbe commesso i reati in qualità di presidente del Cda della Bracco spa, avrebbe sottratto al Fisco oltre un milione di euro. Il presidente del Cda della Bracco Real Estate Srl, Pietro Mascherpa, invece, aveva già patteggiato davanti al gup una multa da 45mila euro. Il tribunale ha anche dichiarato il "non luogo a procedere" per i fatti riguardanti il 2008 per "intervenuta prescrizione". L'annualità del 2008, tuttavia, è stata dichiarata prescritta. All'ex vicepresidente di Confindustria sono state concesse le attenuanti generiche. I due difensori hanno annunciato ricorso in Appello dopo aver letto le motivazioni che saranno pronte entro 90 giorni. Secondo l'accusa, la frode sarebbe stata realizzata abbattendo l'imponibile attraverso fatture per spese personali, come la manutenzione di barche o case in celebri località turistiche, dall'isola di Capri alla Provenza, fatte confluire sui bilanci delle società del gruppo Bracco.

"La sentenza del tribunale di Milano nei confronti è "sproporzionata rispetto ai fatti e alla richiesta della procura". Questo il commento dell'avvocato Giuseppe Bana, difensore di Diana Bracco "Non condivido la decisione del Tribunale - ha proseguito il legale - e ribadisco la totale estraneità della mia assistita alle accuse mosse". "Dal dibattimento è emerso chiaramente non solo che le fatture contestate si riferivano a prestazioni realmente eseguite, ma anche che la mia assistita non si è mai occupata delle modalità di fatturazione e pagamento dei lavori".

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