Mercoledì, 19 Giugno, 2019

Catania medici dirottavano pazienti da strutture pubbliche a private

Immagine articolo Sviavano pazienti in dialisi dal pubblico al privato. 5 arresti. In carcere anche un castelvetranese Catania medici dirottavano pazienti da strutture pubbliche a private
Machelli Zaccheo | 18 Ottobre, 2016, 19:48

Gli indagati rispondono di associazione a delinquere finalizzata a una serie di episodi corruttivi per atti contrari ai doveri di ufficio, riferibili al periodo compreso tra luglio 2014 e aprile 2015.

Dirottavano i pazienti in dialisi dalle strutture pubbliche a quelle private.

Il provvedimento è stato eseguito dopo l'indagine coordinata dalla Dda di Catania e in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale che ha portato all'arresto e detenzione coatta ai domiciliari i cinque indagati.

Il ragioniere della prima società è anche un parente del boss latitante Matteo Messina Denaro. L'imprenditore conosciuto come Gianfranco Messina é procuratore speciale per la Sicilia della Diaverum Italia Srl, società, con sede ad Assago (Milano), che gestisce centri di dialisi in tutta Europa. Cinque gli arresti per corruzione, tra dirigenti medici e imprenditori del settore a Catania.

La loro azione commerciale è stata apertamente mirata all'espansione dell'azienda nel settore dialitico privato attraverso l'assegnazione di pazienti da strutture pubbliche ma anche mediante la progressiva acquisizione di centri privati operanti nella regione siciliana, la cui attività era scemata nel tempo in ragione dell'ascesa della Diaverum S.r.l. e de Le Ciminiere che riuscivano ad accaparrarsi un numero elevato di pazienti con le modalità corruttive indicate. In cambio dei "pazienti in dono" i dirigenti delle cliniche private elargivano stipendi, consulenze e assunzioni. Tra loro c'è Francesco Messina Denaro, procuratore speciale della Diaverum Italia Srl e cugino del latitante di Cosa nostra Matteo Messina Denaro.

Catania - Un trattamento meramente "commerciale" ai dializzati, che in alcune conversazioni registrate venivano considerati "regali" o "numeri da portare" ed un progressivo e sensibile aumento dei flussi di spesa pubblica erogati per il rimborso delle prestazioni effettuate dai centri privati. I manager della Diaverum avrebbero mantenuto costanti contatti con gli interlocutori pubblici e privati in modo da 'preservare' il numero degli assistiti e possibilmente farlo incrementare. Nessuna responsabilità penale è emersa invece sul conto delle strutture ospedaliere catanesi dove prestavano servizio i dirigenti medici e gli infermieri corrotti.

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