Giovedi, 05 Dicembre, 2019

Sms Voucher Inps: sistema bloccato per numero mancante

Sms Voucher Inps: sistema bloccato per numero mancante Sms Voucher Inps: sistema bloccato per numero mancante
Esposti Saturniano | 13 Ottobre, 2016, 00:33

"L'impiego dei voucher in agricoltura scende al minimo di appena l'1,09% del totale a seguito della progressiva estensione degli ambiti oggettivi e soggettivi di utilizzo del lavoro accessorio che è andata di pari passo con l'aumento della vendita dei voucher". E quanto afferma la Coldiretti nel commentare i dati dell'Osservatorio sul lavoro accessorio dellINPS relativi ai primi sei mesi del 2016 nel sottolineare che i voucher sono stati introdotti inizialmente sperimentalmente per la vendemmia nel 2008 ha perso radicalmente la sua connotazione agricola.

Considerando che l'importo netto che il lavoratore riscuote per ogni voucher è di 7,50 euro, secondo il calcolo effettuato dall'Istituto, si ricava che "il compenso annuale medio netto negli anni più recenti non è mai arrivato a 500 euro". "Oggi i voucher sono diventati il modo per aggirare le norme derivanti da un contratto di lavoro e spesso per mascherare il lavoro nero, anche per questo non basta la tracciabilità introdotta dal Governo".

E' il commercio il settore dell'economia che in Italia assorbe il maggior numero di voucher venduti, mentre a livello territoriale è il Nord Italia che svetta con il 66,3% dei buoni lavoro venduti, ovverosia nel rapporto di 2 su 3.

"Il numero dei voucher venduti cresce ma con un ritmo più lento - commenta il segretario confederale della Uil, Guglielmo Loy -: la variazione tendenziale mostra un incremento tra il 30% e 40%, mentre nel 2015 la crescita è stata poco meno del 70%". Non solo, aumenta il numero dei lavoratori pagati attraverso questi "buoni", ma non l'importo della loro retribuzione: "Il numero di lavoratori è cresciuto costantemente negli anni, mentre il numero medio di voucher riscossi dal singolo lavoratore, invece, è rimasto sostanzialmente invariato: circa 60 voucher l'anno dal 2012 in avanti". Quanto alla percentuale di lavoratori "di cittadinanza extracomunitaria" l'aggiornamento non va oltre il 2015, segnando una quota pari all'8,6%.

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