Lunedi, 27 Gennaio, 2020

Vince il Nobel per la Medicina il giapponese Ohsumi

Vince il Nobel per la Medicina il giapponese Ohsumi Vince il Nobel per la Medicina il giapponese Ohsumi
Evangelisti Maggiorino | 03 Ottobre, 2016, 18:24

La successiva scoperta dei geni che garantiscono il funzionamento di questo meccanismo di riciclaggio delle cellule ha infatti permesso di capire che le mutazioni che avvengono in quei geni possono condizionare la risposta dell'organismo alle infezioni ed essere coinvolti in molte altre malattie, come quelle neurologiche e i tumori.

Questa è una delle funzioni alla base di tutte le cellule viventi. Yoshinori Ohsumi, studiando del semplice lievito usato per il pane, è stato in grado di dimostrare l'esistenza di un meccanismo che consente al microrganismo di liberarsi di tutte le sostanze di scarto, presente anche in tutte le altre cellule esistenti. Ha risposto così il vincitore, il giapponese Yoshinori Ohsumi, quando il segretario generale dell'assemblea dei Nobel del Karolinska Institutet l'ha raggiunto telefonicamente per comunicargli di aver ricevuto il prestigioso riconoscimento. Grazie alle ricerche di Ohsumi sono cambiate anche le prospettive nello studio della risposta alle infezioni, comprendendo che virus e batteri vengono spesso rimossi proprio grazie al meccanismo dell'autofagia.

Sono 106 i premi Nobel per la Medicina e la fisiologia assegnati dal 1901 a oggi, per un totale di 210 studiosi insigniti, di cui sole 12 donne. Il premio ammonta a 8 milioni di corone svedesi, al cambio odierno oltre 830 mila euro."Sono sorpreso". La scoperta dei lisosomi, avvenuta nel 1949, valse al suo autore, lo scienziato belga Christian de Duve, il premio Nobel per la medicina del 1974.

"Si tratta di un Nobel meritatissimo che premia la scoperta (una delle ultime) di un nuovo concetto di biologia generale, la cui importanza è divenuta chiara solo negli ultimi anni", osserva Francesco Cecconi, docente di biologia dello sviluppo all'Università di Roma Tor Vergata. L'81enne scienziato formatosi all'università di Tokyo ha infatti lavorato per tre anni alla Rockefeller University di New York, per poi rientrare nel suo ateneo di origine nel 1988, dove ha fatto nascere un suo gruppo di ricerca. Dal 2009 è professore presso il Tokyo Institute of Technology.

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