Martedì, 22 Ottobre, 2019

Papa in moschea a Baku, mai più violenza in nome di Dio

Le clamorose parole di Papa Francesco cosa ha detto su Dio trans e omosessuali Papa in moschea a Baku, mai più violenza in nome di Dio
Evangelisti Maggiorino | 03 Ottobre, 2016, 01:41

Ancora una volta, da questo luogo così significativo, sale il grido accorato: mai più violenza in nome di Dio! Papa Francesco ha pronunciato queste parole parlando alle autorità dell'Azerbaigian, compreso il presidente Ilham Aliyev, con chiaro riferimento, pur non citandolo, al conflitto tra azeri e armeni nel Nagorno Karabakh.

Nell'incontro con lo sceicco, infine, dopo che il capo dei musulmani del Caucaso aveva ringraziato il Papa per l'impegno sul tema dei migranti e per "la sua protesta nel collegare il nome dell'Islam al terrorismo e al contempo per la sua dura condanna alle cause reali del terrorismo e i suoi incisivi discorsi contro casi di xenofobia", papa Francesco ha auspicato, alla presenza anche dei capi religiosi locali della Chiesa ortodossa russa e degli ebrei che "nella notte dei conflitti che stiamo attraversando, le religioni siano albe di pace, semi di rinascita tra devastazioni di morte, echi di dialogo che risuonano instancabilmente, vie di incontro e di riconciliazione per arrivare anche là dove i tentativi delle mediazioni ufficiali sembrano non sortire effetti".

Al termine della Santa Messa a Baku, Papa Francesco ha esortato la piccola comunità cattolica dell'Azerbaijan ad andare avanti, con parresia.

"Auspico che la comunità internazionale sappia offrire con costanza il suo indispensabile aiuto", ha aggiunto. Per il Pontefice le religioni hanno il "grande compito" di "accompagnare gli uomini in cerca del senso della vita". Nel 1995, l'ex presidente Gorbaciov ha chiesto scusa all'Azerbaigian affermando: "La dichiarazione dello stato di emergenza a Baku è stato il più grande errore della mia carriera politica".

"Le religioni, al contrario, aiutando a discernere il bene e a metterlo in pratica con le opere, con la preghiera e con la fatica del lavoro interiore, sono chiamate a edificare la cultura dell'incontro e della pace, fatta di pazienza, comprensione, passi umili e concreti". Ora siamo interpellati a dare una risposta non più rimandabile, a costruire insieme un futuro di pace: non è tempo di soluzioni violente e brusche, ma l'ora urgente di intraprendere processi pazienti di riconciliazione.

"Dio non può essere invocato per interessi di parte e per fini egoistici, non può giustificare alcuna forma di fondamentalismo, imperialismo o colonialismo".

"Le religioni non devono mai essere strumentalizzate e mai possono prestare il fianco ad assecondare conflitti e contrapposizioni". Una pace fondata sul "rispetto", "l'incontro", la "condivisione", che va oltre i "pregiudizi" e i "torti del passato", che rinuncia "alle doppiezze".

"Il Caucaso potrà essere il luogo dove, attraverso il dialogo e il negoziato, le controversie e le divergenze troveranno la loro composizione e il loro superamento, in modo che quest'area, porta tra l'Oriente e l'Occidente, divenga anche una porta aperta verso la pace e un esempio a cui guardare per risolvere antichi e nuovi conflitti".

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