Giovedi, 20 Giugno, 2019

Istat, +162mila occupati agosto su anno

Esposti Saturniano | 01 Ottobre, 2016, 04:02

Il tasso di disoccupazione ad agosto è statto pari all'11,4%, e risulta invariato rispetto al mese precedente. Ha affermato il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, commentando i dati Istat e sottolineando che "dall'insediamento del governo Renzi, gli occupati sono +589mila: erano 22milioni e 179mila, oggi sono 22milioni e 768mila".

Dal calcolo del tasso di disoccupazione sono per definizione esclusi i giovani inattivi, cioè coloro che non sono occupati e non cercano lavoro, nella maggior parte dei casi perché impegnati negli studi.

Su base annua, l'aumento degli occupati è pari allo 0,7% e cioè, 162mila unità in più. Rispetto al luglio 2016, il numero di disoccupati è diminuito del 40.000 unità nella EU28, mentre è aumentato del 8.000 unità nella zona euro. Tra i giovani è pari al 38,8%, in calo di 0,4 punti percentuali rispetto a luglio. In questo caso però "il tasso di disoccupazione cala tra i giovani di 15-24 anni (-0,8 punti)", mentre "cresce tra i 25-34enni (+0,3 punti) e rimane stabile tra gli over 35". Il tasso di occupazione dei 15-24enni rimane invariato, mentre quello di inattivita' aumenta di 0,1 punti. Insomma, nonostante il Jobs Act, l'occupazione giovanile è una piaga che il governo non riese a curare. Più preoccupante la situazione delle fascia compresa tre 25 e 49 anni per la quale il numero di occupati è calato di 39mila unità in un mese e di 238mila unità in un anno. Segno che si perde sempre più ottimismo circa la possibilità di trovare un'occupazione. Gli indipendenti calano dell'1,6% (-89.000). In discesa anche gli inattivi: -2,1% (-296 mila). Rispetto ad agosto 2015, la disoccupazione è diminuita di 1,587 milioni di unità nella EU28 e di 875.000 nella zona euro. L'Istat permette quindi al governo di aggiornare i propri conti; dalla nomina di Matteo Renzi alla presidenza del consiglio, avvenuta nel febbraio 2014, sono stati creati 589mila nuovi posti di lavoro, ma il risultato è dovuto soprattutto al varo, nel 2015, degli incentivi fiscali triennali per le assunzioni a tempo indeterminato.

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