Martedì, 18 Giugno, 2019

Vogue.com contro i fashion blogger: "Cercatevi un altro lavoro"

Sex and the City le “ragazze” stanno tornando Sex and the City le “ragazze” stanno tornando
Deangelis Cassiopea | 30 Settembre, 2016, 12:55

Le acque sembrano si siano tranquillizzate.

Vogue.com contro i fashion blogger. Un po' riduttivo per i miei gusti... La settimana della moda di Milano è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso: a sferrare l'attacco è stato il popolare sito americano Vogue.com che ha fatto luce sul fatto che il mondo nei nuovi media sempre più sta sottraendo spazio all'editoria. Io sono d'accordo con loro ma penso anche: "non potevate fare selezione all'ingresso quando era il momento?"

"Blogger che cambiate outfit ogni ora: per favore, smettetela". Trovatevi un altro lavoro. Al termine della settimana della moda milanese, infatti, sul sito di Vogue è apparso una sorta di report della manifestazione redatta dagli editor e nel quale vengono screditate le fashion blogger che hanno partecipato: "È una situazione schizofrenica, e non può essere positivo - scrive SallySinger, Direttore Creativo Digitale del sito Vogue -. State dichiarando la morte dello stile". Le fashion blogger, che all'inizio della loro "carriera" venivano invitate alle sfilate per poterle poi recensire nei propri blog -creando così un meccanismo di passa parola veloce ed efficace, possibile grazie al poter del web, tra follower e brand-, oggi si limitano solo a postare tramite i social foto e video della sfilata e a mostrare ai fan il loro ultimo outfit griffato. L'accusa di Nicole Phelps, direttrice di Vogue Runway, è interessata in particolare alle aziende "Non solo è triste per queste ragazze che si pavoneggiano davanti ai fotografi". Inoltre, "cercare stile tra chi viene pagato per essere in prima fila è come andare in uno strip club per innamorarsi", ha detto Alessandra Codinha.

A questo punto i fashion blogger e gli influencer hanno risposto alle critiche: prime fra tutti le sono state le veterane BryanBoy e Susie Bubble che hanno scritto la loro opinione sulle pagine Twitter.

La prima ha commentato "Bullismo da cortile, semplice ed evidente" mentre la seconda ha esortato a pensare al rapporto che si instaura tra magazine e inserzionisti: avere un compenso per indossare abiti dei brand è come ricevere un cachè per i crediti delle riviste di moda.

Chi di professione fa il giornalista di moda si è stufato del cosiddetto "fenomeno fashion blogger", che da circa sei anni influenza totalmente il fashion system arrivando addirittura a dettare legge in fatto di stile e tendenze.

"Siamo nel 2010". "Appunto, non siamo più nel 2000".

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