Giovedi, 20 Giugno, 2019

Brexit: Milano si candida ufficialmente a sede agenzia farmaco

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Esposti Saturniano | 23 Settembre, 2016, 14:53

E' il risultato del summit della cabina di regia del "Tavolo Post Brexit", che ha visto runiti a Palazzo Lombardia, sede della giunta regionale, il governatore Roberto Maroni, il sindaco di Milano, Beppe Sala, il ministro Maurizio Martina in rappresentanza del governo, il rettore dell'Università degli Studi di Milano, Gianluca Vago, a nome del sistema universitario e Diana Bracco come rappresentante del mondo delle imprese. Il primo cittadino ha anche sottolineato l'importanza del lavorare tra istituzioni "con una comunanza di obiettivi". Il rettore Vago ha evidenziato che "insistere sull'Ema è più coerente con il contesto della città rispetto ad altre ipotesi ventilate", mentre Bracco ha ricordato che il settore farmaceutico "rappresenta il 10% del Pil nazionale, è strategico e non può essere trascurato".

Le iniziative per portare a Milano l'Ema sono in corso da mesi: già nello scorso luglio, come riferito anche dal nostro giornale, il sindaco Sala - con la mediazione dell'ambasciatore italiano a Londra Pasquale Terracciano - avviò i primi contatti con i vertici dell'Ema, l'Agenzia europea dei medicinali, e dell'Eba, l'Autorità bancaria europea partecipata dalle autorità di vigilanza dei Paesi membri della Ue che in sostanza svolge il ruolo di regulator, in coordinamento con gli organismi europei, per la normativa di secondo livello nel settore creditizio. Per ora Milano fissa come obiettivo quello di diventare la capitale europea del farmaco. Così il direttore generale dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa), Luca Pani, commenta la candidatura avanzata ufficialmente da Milano per ospitare l'Agenzia europea per i farmaci Ema (European Medicines Agency). "L'Ema ha mille dipendenti, attrae 56mila presenze l'anno, paga 65mila pernottamenti in albergo e 60mila voli aerei annualmente" elenca Pani, sottolineando come il Paese che ospita l'Ema, finisca inevitabilmente per attrarre "nuove sedi di aziende farmaceutiche per la gestione delle negoziazioni". "Una volta ricevute le candidature, la Commissione europea indicherà parametri e obiettivi da rispettare e a ciò dovrebbe seguire l'accordo tra governi con le offerte formali". Dalla firma per il Brexit, chiarisce inoltre Pani, "si dovrebbero avere due anni di tempo; ciò significa che entro il 2019 il nuovo Paese ospitante dovrà essere in grado di accogliere l'Agenzia europea del farmaco". Il punto ora, prosegue Pani, "è essere coordinati per 'battere' le candidature di altre nazioni da un punto di vista competitivo, offrendo un pacchetto globale che sia appetibile sia per la logistica sia per la gestione dei delegati che arrivano ogni anno".

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