Martedì, 18 Giugno, 2019

Copyright: Corte Ue, decreto Bondi 2009 contrario al diritto europeo -2

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Esposti Saturniano | 23 Settembre, 2016, 04:47

Venivano chiamati in causa anche gli enti rappresentativi degli autori, tra cui la Siae. Siae ha invece commentato con una nota in cui sostiene che "la sentenza non mette in alcun modo in discussione la legittimità della copia privata né mette in discussione l'intero decreto Bondi o la correttezza dell'operato di Siae" perché "la Corte di Giustizia ha ritenuto che fosse incompatibile con la direttiva europea esclusivamente un articolo (art. 4) dell'allegato tecnico del cosiddetto decreto Bondi del 30 dicembre 2009 (per una parte, quindi, squisitamente tecnica e limitata negli effetti)". Tale indennizzo è finalizzato a compensare il presumibile pregiudizio derivato agli autori dalla riproduzione delle opere, a fini privati, da parte degli acquirenti dei dispositivi o macchinari. Si tratta di una decisione che SIAE ovviamente rispetta e saluta con favore, posto che la fissazione di criteri ancora più precisi non potrà fare altro che rendere più agevole il lavoro di chi, come SIAE, opera nell'esclusivo interesse di autori, editori e degli stessi interpreti esecutori che giustamente ricevono, anche per il mezzo della copia privata, il legittimo compenso del proprio lavoro. La questione pregiudiziale ha riguardato non uno, bensì diversi aspetti della normativa italiana.

La direttiva sul diritto d'autore deve essere interpretata, secondo la Corte, in base a un criterio funzionale. Primo, la sottoposizione al sistema dell'equo compenso anche in ambito di fornitura a professionisti del settore audiovisivo per cui ci dovrebbe invece essere un'esenzione automatica e a priori, che però è inesistente nell'attuale sistema italiano. Di conseguenza questo tipo di procedura "rischia verosimilmente di condurre a trattamenti diseguali". Questa limitazione non è tuttavia possibile in un sistema che non prevede un esonero ex ante per i produttori, importatori o distributori che forniscono i propri macchinari a soggetti con fini manifestamente estranei alla riproduzione per uso privato.

La Corte dichiara quindi, con questa sentenza, la contrarietà del Decreto Bondi al diritto Ue.

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