Venerdì, 15 Novembre, 2019

Epatite C, giudice dice sì al farmaco acquistato all'estero

Epatite C, giudice dice sì al farmaco acquistato all'estero Epatite C, giudice dice sì al farmaco acquistato all'estero
Machelli Zaccheo | 22 Settembre, 2016, 14:21

Per questo motivo aveva cercato un farmaco generico e lo ha trovato in India.

"L'ordinanza del tribunale del Riesame di Roma - commenta Ivan Gardini, presidente Associazione EpaC Onlus - è interessante perché sancisce un concetto importante: Il farmaco importato e regolarmente prescritto da un medico italiano per la cura dell'Epatite C, non può essere considerata una importazione con fini commerciali, ma esclusivamente ad uso personale".

Per la cronaca, il paziente milanese coinvolto nei fatti, di cui ovviamente non si fa il nome per motivi di privacy, è stato costretto a tornare in India per riacquistare e assumere il farmaco.

Ricorso in appello, la Corte di Roma ha dato ragione al paziente. Noi abbiamo presupposto però che l'acquisto all'estero non costituisse un illecito perché la terapia era a scopo personale e non di commercializzazione: "il paziente aveva tutta la documentazione medica attestante le sue condizioni e la regolare prescrizione per il medicinale, inoltre le quantità erano minime, pari a circa un mese di terapia" racconta Pesce. Infatti, nell'interrogazione si illustracome "tutti gli osservatori epidemiologici nazionali più qualificati (Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità; istituto nazionale di malattie infettive L. Spallanzani di Roma; progetto Dionysos), all'epoca della contrattazione del prezzo di Sovaldi, dichiaravano che gli italiani affetti da epatite C erano tra 1,3 e 2 milioni (anche se alcune rilevazioni indicavano cifre ancora più alte); in Italia, dunque, la spesa totale del farmaco per far guarire tutti coloro che sono affetti da epatite C (considerando almeno 1,5 milioni di pazienti) avrebbe un costo di circa 60 miliardi di euro, mentre lo stesso trattamento al medesimo numero di persone malate in Egitto, costerebbe 'soltanto' un miliardo e 200 milioni di euro". 219/2006 cit.) - continua Gardini - e l'importazione tramite prescrizione medica (dm 11.2.1997), che in linea teorica non potrebbe avvenire poiché i farmaci in oggetto sono già registrati in Italia. "Registrati, ma indisponibili al 50% dei pazienti con Hcv".

"Quindi si manifesta una mancanza di valida alternativa terapeutica, ovvero una situazione inedita, che la legge non contempla e su questo aspetto - sottolinea Gardini - sarebbe opportuno un chiarimento urgente da parte dell'Agenzia del Farmaco".

In ogni caso, secondo EpaC Onlus la corsa all'acquisto di versioni generiche all'estero dei nuovi super-medicinali 'gioiello', che ormai è una realtà in Italia, "è il frutto delle limitazioni di accesso ai nuovi farmaci per l'epatite C imposte da Aifa. Serve solo la volontà politica".

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