Martedì, 17 Settembre, 2019

Arenà - Renato Zero, il 17 Settembre su Rai 1

Renato Zero Renato Zero
Deangelis Cassiopea | 17 Settembre, 2016, 15:11

Un evento al quale hanno partecipato oltre 36000 spettatori affascinati dalle grandi hit di Renato Zero e dai nuovi brani contenuti nell'album dal titolo "Alt" uscito sul mercato discografico lo scorso mese di aprile.

In attesa della serata speciale su Rai 1 a lui dedicata, Renato Zero parla dei social network e dei talent show musicali manifestando la sua contrarietà verso queste nuove forme di comunicazione e di spettacolo (in particolare verso Facebook e i social in generale, mentre per i talent fa un distinguo), e auspicando un ritorno ai veri rapporti interpersonali per combattere l'esasperato individualismo che domina la società attuale. Non mi piace questa solitudine cos forzata, pilotata. Anche perché un album ti resta sul groppone per tutta la vita, se lo fai male avrai per sempre questa spada di Damocle sulla testa'.

Come cantante che impegni si fissa? La salute degli altri anche la mia, perch vivere in un mondo di esclusi non un bel vivere.

Oggi la scorciatoia per il successo sono i talent.

Io vengo dal Piper, da locali da quattrocento persone dove avevi un contatto costante e quotidiano con la gente, senza filtri, dove contava quello che la pelle trasmette. Oggi le cantine sono state tutte ermeticamente sigillate e il modo di crescere della mia generazione in ambienti fumosi e inospitali un romanzo di formazione ormai scaduta. Però mi rendo conto che non ci sono più quelle opportunità.

Ho un cervello che ribolle sempre, non mi mancano idee, slancio, passione, come se avessi degli integratori naturali. I "muscoli" più importanti sono il cuore e il cervello, non la tartaruga sulla pancia.

Uno come lui, abituato a sentire il calore del suo pubblico che lo applaude ai piedi del palco e si stringe in un gigantesco abbraccio ogni volta che partono le note di una delle sua innumerevoli hits, non poteva che pensarla così riguardo ai social che, se sono nati per connettere le persone, alla fine stanno finendo per trasformare i rapporti in virtuali. Non bisogna mai arrivare al pentimento, semmai all' indecisione, alla ponderazione. Poi quando sono arrivati i consensi ho pareggiato i conti: senza quelle ferite probabilmente sarei cresciuto senza anticorpi. "Non imposta. Ora si alzano anche questi muri fisici - penso a Calais - che sono il segno più drammatico di un ritorno paleolitico al silenzio, al razzismo, alla fuga dal dialogo". Nella vita non si sa mai...'.

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