Giovedi, 20 Giugno, 2019

Giù il tempo indeterminato, aumentano i licenziamenti

Lavoro Italia licenziamenti in aumento del 7,4%. L'allarme dal Ministero Giù il tempo indeterminato, aumentano i licenziamenti
Esposti Saturniano | 09 Settembre, 2016, 20:16

(Teleborsa) - Il lavoro rimane la spina del fianco dell'Italia. Il saldo resta comunque attivo, le attivazioni di contratto sono infatti ammontate a 2,45 milioni a fronte di 2,19 milioni di cessazioni, con la maggioranza di queste che risulta dovuta al termine dei contratti a tempo determinato (1,43 milioni). Nel periodo, i contratti avviati sono stati oltre 2,45 milioni.

Nel periodo i licenziamenti sono stati 221.186, 15.264 in più rispetto al secondo trimestre 2015. Sicuramente l'aumento dei licenziamenti è stato determinato da diversi fattori, fra i quali non si può non citare la riduzione dei contratti a tempo indeterminato. Sulla stessa linea i contratti di collaborazione che arretrano del 25,4%.

Il ministero del Lavoro ha pubblicato i dati sul secondo trimestre del 2016, che pongono nuovamente l'attenzione sugli effetti della mancata crescita economica. Scende anche il numero medio di contratti pro-capite: 1,38 nel secondo trimestre 2015 e 1,33 nel secondo 2016.

Ma alla riduzione del numero di nuovi contratti si affianca "una stabilizzazione dei contratti in corso", dice ancora il ministero: "Infatti, nel secondo trimestre 2016, si registrano 84.334 trasformazioni: 62.705 da Tempo Determinato a Tempo Indeterminato e 21.629 da Apprendistato a Tempo Indeterminato". I contratti a tempo indeterminato cessati si sono ridotti del 10% rispetto al secondo trimestre del 2015 e sono stati ben 470.561.

La crisi è forte, e la riduzione degli incentivi fiscali legati alle assunzioni a tempo indeterminato è stata la causa principale del calo che è stato registrato. Sono invece diminuite le chiusure di contratto dovute alla cessazione dell'attività del datore di lavoro (-10,3%). Per le donne le uscite per pensionamento sono crollate (-47%), e questo è dovuto anche alla stretta sui requisiti per la pensione di vecchiaia scattata quest'anno.

Tra le cessazioni richieste dal lavoratore sono in calo considerevole sia le dimissioni (293.814, -23,9%) sia i pensionamenti (13.924, - 41,4%).

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