Domenica, 21 Luglio, 2019

Feyisa Lilesa e quelle braccia incrociate: "Se torno in Etiopia, mi uccidono"

Feyisa Lilesa e quelle braccia incrociate: Feyisa Lilesa e quelle braccia incrociate: "Se torno in Etiopia, mi uccidono"
Cacciopini Corbiniano | 22 Agosto, 2016, 14:27

Un popolo che sta vedendo le sue terre espropriate dal governo.

E se il governo etiope, per bocca di alcuni suoi alti funzionari, recentemente ha riconosciuto la "legittimità" delle motivazioni alla base delle proteste, Addis Abeba continua ad evidenziare come i movimenti popolari di protesta siano strumentalizzati da "forze negative" con ben altri interessi in agenda. Anche Amnesty International, nei giorni scorsi, ha denunciato le violenze subite dalla popolazione che vive nelle regioni del Paese a maggioranza Oromo e Amhara.

Le proteste sono legate ai piani di espansione industriale ed infrastrutturale del governo etiope, il quale per attuarli ha messo a punto politiche di acquisizione e nuova destinazione d'uso di ampie fette di territorio e di terreni.

L'etiope Feyisa Lilesa, il maratoneta che ha vinto l'argento nella maratona maschile ai Giochi Olimpici di Rio, ha festeggiato il suo arrivo al traguardo alzando le braccia incrociate e facendo il gesto delle manette.

"Molti dei miei parenti sono finiti in carcere, e se si parla di diritti democratici si viene uccisi". Il piano è poi stato ritirato il 12 gennaio scorso, proprio a fronte delle proteste. Tuttavia, secondo Human Rights Watch, tra novembre e maggio centinaia di persone sono morte e decine di migliaia sono state arrestate.

Rispondendo ad alcune domande Lilesa ha poi aggiunto di non sapere se farà ritorno a casa: "Ne parlerò con la mia famiglia e i miei amici, se torno in Etiopia potrebbero uccidermi, se non lo fanno mi metteranno in prigione. Non ho ancora deciso se tornare, ma forse mi trasferirò in un altro Paese".

Non solo. Lilesa rischia anche una sanzione dal Comitato olimpico internazionale: il Cio, infatti, vieta le manifestazioni politiche da parte degli atleti.

Un gesto che potrebbe costare caro a Lilesa, che ora si sente in pericolo. C'è un grosso problema in Etiopia e lì è molto pericoloso inscenare proteste.

Ma la storia delle Olimpiadi ci racconta di tanti atleti ribelli che scegliendo il boicottaggio della manifestazione o il gesto simbolico hanno voluto lanciare un messaggio all'opinione pubblica per fare luce su vicende che altrimenti resterebbero nell'ombra. Dal coreano Sohn Kee-chung che alle Olimpiadi di Berlino del 1936 vinse rappresentando però il Giappone, che all'epoca aveva annesso il suo Paese.

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