Mercoledì, 21 Ottobre, 2020

Bufera sul Fatto, il Pd: offese sessiste al ministro Boschi

MATTEO RENZI Bufera sul Fatto, il Pd: offese sessiste al ministro Boschi
Evangelisti Maggiorino | 12 Agosto, 2016, 07:48

Sulla prima pagina del Fatto Quotidiano di oggi capeggia la vignetta di Mannelli con protagonista il ministro delle riforme, Maria Elena Boschi. Le polemiche non si sono fatte attendere: "Adesso anche la satira politica scade nel sessismo?". Nel mirino, il ritratto della ministra Maria Elena Boschi: microfono in mano e gambe accavallate in evidenza, complice un vestito corto, e sopra la scritta "Riforme: lo stato delle cos (c) e".

La diretta interessata non ha ancora commentato quanto avvenuto, mentre dal Pd sono arrivate severe critiche al disegnatore e alla redazione del Fatto Quotidiano che ha deciso di mandare in stampa la vignetta. Una bruttissima caduta di stile per il giornale che, in un articolo del febbraio 2014, si scagliò contro il "sessismo del governo Renzi", reo di aver scelto delle donne come ministri pur di camuffare una presunta incapacità a governare ("Il sessismo del governo #Renzi" a firma della blogger Eretica, 23 febbraio 2014).

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Su uno spazio concesso al Fatto Quotidiano Mannelli ha però voluto spiegare il significato della sua opera, pur senza volerne difendere la ricezione: "La Boschi va in giro da mesi, ogni sera su un palco diverso, a comunicare il vuoto pneumatico...di quei discorsi non resta nulla, al massimo le cosce". Eravamo abituati ad una funzione importante, utile ed irrinunciabile della satira politica, anche di quella più graffiante e 'cattiva'. "Ora, non abbiamo nessuna intenzione di abituarci al suo scadere in un becero sessismo e, di conseguenza, alla sua inutilità", accusa la vice presidente del Senato Valeria Fedeli.

Non hanno mancato di far discutere le dichiarazioni rilasciate dal ministro per le Riforme e i Rapporti col Parlamento Maria Elena Boschi durante la presentazione del numero della rivista Strade che ha come focus il prossimo referendum sulla riforma della Costituzione. La satira per definizione non può che essere irriverente, e colpire i punti deboli, i difetti anche fisici: basti pensare alle orecchie e alla gobba di Andreotti, a La Malfa dipinto come una tartaruga per via delle rughe, alla statura di Berlusconi, e così via.

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