Martedì, 16 Gennaio, 2018

Unioni civili in Aula ma la Camera dei deputati è vuota

Monica Cirinn Monica Cirinn
Evangelisti Maggiorino | 16 Mag, 2016, 01:17

Dalla suddetta unione civile deriva l'obbligo reciproco all'assistenza morale, materiale e alla coabitazione; discorso differente per quanto riguarda l'obbligo di fedeltà, assente nel piano di legge.

L'Italia si prepara quindi ad avere una legge che regola le unioni civili tra persone dello stesso sesso, oltre che per le convivenze di fatto, lasciando aperte questioni spinose come la pratica dell'utero in affitto. Ma la politica si misura sulla capacità di prendere un impegno e mantenerlo. "Entro l'estate portiamo a casa anche il dopo di noi piano piano un pezzo alla volta ci siamo".

Il nuovo ministro è Carlo Calenda. Nonostante infatti alla Camera la maggioranza sia ampia, come sempre sui temi etici, i malumori sono trasversali agli schieramenti e non è escluso che per alcune votazioni potrebbero crearsi alleanze alternative. Il primo passaggio importante è previsto per domani mattina, 10 maggio, quando sarà votata la questione pregiudiziale di costituzionalità presentata dalla Lega. Ma la votazione che desta maggiore preoccupazione riguarda correzioni poste da centristi della maggioranza.

Conto alla rovescia per il via libera definitivo del Parlamento alle unioni civili, più note come ddl Cirinnà (nella foto sotto la relatrice Monica Cirinnà, Pd), con l'approdo alla Camera e l'approvazione prevista entro giovedì prossimo, 12 maggio.

La politica ha preso intanto posizione; Forza Italia ha deciso di puntare al no, si sono chiamate fuori Mara Carfagna e Stefania Prestigiacomo che voteranno "Rosso" per la fiducia ma "verde" per le unioni civili. E una parte dell'emiciclo è compatta per evitare la reintroduzione della stepchild adoption, la possibilità di adottare il figlio del partner che varrebbe anche per coppie gay. I grillini invece si dicono pronti a non fare ostruzionismo.

Fiducia, quindi per blindare i diritti, ribattono dal Pd ma anche per evitare il logoramento su un testo che è comunque passato da "72 sedute di commissione solo al Senato e circa 20 alla Camera" .

Le proteste contro un dibattito strozzato arrivano comunque anche dall'interno della maggioranza.

E che chiede quindi una discussione nelle aule parlamentari, tanto più - è l'osservazione - che il governo può' contare su numeri affidabili a Montecitorio.

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