Mercoledì, 24 Luglio, 2019

Thyssen, Cassazione conferma le condanne

Thyssen, Cassazione conferma le condanne Thyssen, Cassazione conferma le condanne
Machelli Zaccheo | 14 Mag, 2016, 12:23

Colpevoli della morte dei 7 operai dello stabilimento di Torino della Thyssen Krupp dove, nella notte tra il 5 e il 6 dicembre 2007, morirono a seguito del rogo che devastò un reparto: la Cassazione, confermando le pene dell'appello bis ai vertici del tempo della multinazionale tedesca, ha condannato in via definitiva l'ad Haral Espenhahn a 9 anni e 8 mesi e i dirigenti Daniele Moroni (7 anni e 6 mesi), Raffaele Salerno 7 anni e 2 mesi, Cosimo Cafueri 6 anni e 8 mesi, il ternano Marco Pucci e Gerald Priegnitz (6 anni e 3 mesi). L'ultimo verdetto di condanna ha confermato l'accusa di omicidio colposo aggravato e violazione delle norme di sicurezza. La Procura di piazza Cavour in mattinata aveva chiesto di annullare le condanne per tutti e sei gli imputati, per rideterminare le pene per i reati di omicidio colposo plurimo e per riconsiderare il no alle attenuanti per quattro degli imputati. E' un'esultanza mista a lacrime di gioia perché la richiesta della procura generale di sollecitare un terzo processo di appello avevano provocato indignazione e rabbia. La richiesta è stata accolta con le urla dei parenti delle vittime, che appena usciti dall'aula hanno gridato "venduti!".

Da quasi 10 anni Soricelli riporta anche i numeri dei morti sul lavoro "in itinere", e cioè di chi muore mentre è in viaggio per lavoro (e sono tanti). Perché a persone come quelle condannate oggi, che per il profitto sono disposte a mettere a rischio la vita di altre persone, non sia più permesso di stare a piede libero. Sarà una Corte federale che valuterà "se c'è omogeneità nel trattamento sanzionatorio del reato stando alle risultanze della sentenza italiana paragonate con la normativa tedesca". In quell'occasione Emma Marcegaglia, allora presidente di Confindustria, disse: "Consideriamo una condanna a 16 anni per omicidio volontario un unicum in Europa", e poi: "Potrebbe allontanare gli investimenti". In appello le pene furono mitigate, con l'esclusione del dolo, e l'ultima riduzione c'è stata dopo il primo ricorso degli imputati in Cassazione.

La pena più alta è di nove anni ed otti mesi inflitta all'amministratore delegato Harald Espenhahn. Per i manager Thyssen le pene erano state in primo grado di 13 anni e mezzo per omicidio e incendio colposi (con colpa cosciente) e omissione di cautele antinfortunistiche. È finita in Cassazione l'udienza del processo ThyssenKrupp.

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