Martedì, 25 Giugno, 2019

Comunali Roma 2016, la Capitale sotto la lente della Commissione Antimafia

Comunali Roma 2016, la Capitale sotto la lente della Commissione Antimafia Comunali Roma 2016, la Capitale sotto la lente della Commissione Antimafia
Evangelisti Maggiorino | 27 Aprile, 2016, 14:04

La presa di posizione della presidente della commissione antimafia Rosy Bindi arriva sulla campagna elettorale romana, ma non è un fulmine a ciel sereno.

Sostegno a Bindi anche dal candidato di Sinistra italiana Stefano Fassina "Da parte nostra applichiamo comunque il Codice Antimafia ha sottolineato - ma è bene che sia esteso da parte della Commissione a tutti i partiti e a tutte le candidature, in Comune e nei Municipi".

Se ci saranno degli impresentabili fra le centinaia di candidati al seggio di consigliere comunale capitolino sarà la Commissione Antimafia a evidenziarlo. "Vogliamo acquisire informazioni che vadano oltre il semplice dato giudiziario legato al carico pendente dei reati".

Roma è tra i Comuni monitorati dalla commissione parlamentare Antimafia in vista delle elezioni amministrative in programma il 5 giugno.

Con 1.400 comuni che vanno al voto e con più di 150 mila candidati i tempi e gli strumenti che abbiamo a disposizione sono limitati e non ci consentono di fare questo lavoro.
In poco tempo dovrebbero controllare 8mila candidati.

"Ai fini di una sempre più approfondita conoscenza delle modalità di condizionamento mafioso nelle amministrazioni locali, l'ufficio di presidenza ha concordato sulla necessità di avviare anche in occasione della prossima tornata elettorale una valutazione della realtà, seppure attraverso un campione significativo di enti locali chiamati al voto". Non ci sarà Caserta nell'elenco dei centri sorvegliati speciali, come spiega Mirabelli: "In questo primo gruppo di Comuni verranno compresi quelli sciolti per infiltrazioni criminali o quelli in cui si è insediata la commissione di accesso, anche senza scioglimento". Il silenzio sulle beghe romane la dicono lunga sull'umore del Cavaliere, stanco di dover tenere a bada il partito ma soprattutto i malumori mai sopiti per la scelta di continuare a sostenere Guido Bertolaso nella corsa per il Campidoglio. Che il Cavaliere rinunci all'ex capo della protezione civile per i processi non è in discussione, ma il rischio che i processi di Bertolaso diventino un cavallo di battaglia degli alleati in campagna elettorale è un rischio che l'ex premier non può non prendere in considerazione soprattutto in termini di sondaggi considerando anche il passato delle giunte capitoline.

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