Martedì, 16 Luglio, 2019

Canon Rai, così non va: il Consiglio di Stato "boccia" il decreto

Canone RAI c'è tempo fino al 16 maggio per evitare l'addebito nella bolletta elettrica Canon Rai, così non va: il Consiglio di Stato "boccia" il decreto
Esposti Saturniano | 21 Aprile, 2016, 11:48

Il Consiglio di Stato, inoltre, evidenzia la mancanza della previsione di una campagna d'informazione capillare per quanto concerne gli adempimenti dei quali dovranno farsi carico coloro che non sono tenuti al pagamento del canone Rai. E bisognerà farlo - conclude il Consiglio di Stato - "di concerto" con il ministero dell'Economia, come vuole la legge, cui non basta che questo si limiti a una mera presa d'atto (come in realtà avvenuto), lasciando che il provvedimento sia scritto solo dal Mise.

In un atto, infatti, il Consiglio di Stato chiede una definizione di apparecchio TV, ha chiesto di chiarire il fatto che gli unici apparecchi tv soggetti alla tassa sono i televisori ed i decoder, mentre gli smartphone e tablet, sebbene abbiano la capacità di intercettare il segnale televisivo, non possono essere tassati.

Il Consiglio di Stato osserva inoltre che la riscossione del nuovo canone pone un problema di privacy, vista l'elevata mole di dati che si scambieranno gli "enti coinvolti (Anagrafe tributaria, Autorità per l'energia elettrica, Acquirente unico, Ministero dell'Interno, Comuni e società private)".

A circa tre mesi dal termine per il pagamento della prima rata, il Consiglio di Stato sospende il decreto attuativo sul canone Rai in bolletta elettrica. Eppure il decreto ministeriale non prevede alcuna "disposizione regolamentare" che assicuri il rispetto delle normativa sulla riservatezza. "Quella del Consiglio di Stato non è affatto una bocciatura - sostiene Antonello Giacomelli, il sottosegretario alle Comunicazioni -, ma un utile suggerimento di integrazioni e chiarimenti peraltro assolutamente nella prassi dei pareri del Consiglio stesso". Il parere, che l'organo è tenuto a dare per legge prima della promulgazione dell'atto, ha natura prettamente consultiva, ma potrebbe portare il governo a riscrivere il decreto per colmare le lacune evidenziate.

"Erano troppi i quesiti ancora irrisolti", aggiunge Dona, ricordando ad esempio che "nel modello di dichiarazione predisposta dall'Agenzia delle entrate si faceva inevitabilmente riferimento alla nota del ministero dello Sviluppo Economico del 22 febbraio 2012, per niente chiara e superata. Già in aula alla Camera il 6 aprile scorso avevo annunciato l'intenzione del governo di procedere ad una definizione di apparecchio tv più esplicita e meno tecnica", aggiunge Giacomelli.

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