Martedì, 25 Giugno, 2019

Yara: in pc Bossetti ricerche su ragazzine tredicenni

Acerboni Ferdinando | 02 Marzo, 2016, 02:03

Qualora tuttavia Bossetti decidesse di rispondere, non sarebbe nemmeno obbligato alla verità né imputabile di falsa testimonianza. La madre Ester Arzuffi e la moglie Marita Comi, invece, saranno sentite il 24 febbraio, con loro anche altri familiari dell'imputato.

Nell'udienza di oggi nel processo a Massimo Bossetti, unico indagato per l'omicidio di Yara Gambirasio, i consulenti informatici nominati dal pm Letizia Ruggeri, un tenente del Ros e un maresciallo del Racis, il Raggruppamento carabinieri investigazioni scientifiche, hanno esposto i risultati degli accertamenti eseguiti sui computer dell'imputato. Una ricerca databile risale al maggio del 2014, circa un mese prima dell'arresto. Accade lo stesso il 30 novembre del 2011, a un anno dalla morte di Yara. Nel computer fisso è stata trovata una "copiosa quantità di materiale pornografico". Vengono ascoltati altri due consulenti del pubblico ministero, Daniele Apostoli e Nicola Mazzini. Senza citare quelle più oscene, tra le molte c'è anche "Come rimorchiare una ragazza in palestra".

Non solo ricerche pornografiche su siti come sesso.it, porno.it, diciottenni.com ecc., Bossetti avrebbe tentato anche di cancellare la cronologia delle ricerche da lui effettuate utilizzando programmi appositi in grado di fornire una navigazione anonima, come: Ccleaner, Inprivate Browsing e Sandbox. "Trentenne agli arresti domiciliari". I difensori non si sono scomposti e hanno ricordato come già un Tribunale del Riesame aveva scritto che non vi è la certezza che quelle ricerche siano state fatte proprio da Bossetti. I consulenti informatici Giuseppe Dezzani e Paolo Dal Checco hanno lasciato il pool difensivo. Il calendario lo ha fissato il presidente della Corte d'assise di Bergamo al termine di un'udienza i cui non sono mancati i colpi di scena. Bisogna anche dire che il più delle volte Bossetti cercava i soliti filmati a luci rosse, non pedopornografici e senza informarsi su video violenti o scioccanti, ma quando digitava su Google il discorso cambiava. C'è un dovere di mandato.

Altre Notizie