Mercoledì, 21 Agosto, 2019

Delitto Yara Gambirasio, le ricerche online di Bossetti su 13enni e pedopornografia

Acerboni Ferdinando | 01 Marzo, 2016, 22:05

Ricerche ossessive pornografiche anche su ragazze 13enni e dai capelli rossi (che per scelta non pubblichiamo integralmente).

Segreti (non più per essere stati abbondantemente squadernati) dei due computer di Massimo Bossetti entrano nell'aula dell'Assise dove viene processato l'uomo accusato dell'omicidio di Yara Gambirasio.

Tuttavia hanno precisato davanti ai microfoni che: "Non ci sono stati dissapori o diversità di vedute con la difesa di Bossetti". A darne conferma sono gli esperti informatici dei Ris e del Racis dei carabinieri, che hanno analizzato i dispositivi informatici sequestrati al muratore di Brembate, unico imputato dell'omicidio di Yara Gambirasio, riscontrando del materiale pornografico: 2 pc, un Toshiba portatile e un Acer fisso, 5 pen drive e il disco rigido.

Da Google e Youtube sono saltate fuori parole indicibili che riportano alla pedo-pornografia, tutte ricerche compiute dall'imputato tra il 2013 e il 2014. Ne esistono anche molte altre che gli inquirenti non sono riusciti ad evidenziare con certezza, grazie a programmi usati per navigare in modo anonimo. Si tratta comunque di indizi importanti, anche perchè Yara era rossiccia, tredicenne e vergine, proprio come le ricerche di Bossetti sul web. Come quando digita una ricerca su fatti di cronaca nera in merito a rapimenti e violenza sessuale su minore e poi legge del caso di Matteo Meneghello di Bovolenta, arrestato per violenza sessuale nei confronti di una minorenne. Non ha avuto un moto di stizza, di curiosità, la minima reazione. Mercoledì 24 febbraio è prevista la prossima udienza che sarà sicuramente una delle più seguite: in aula, infatti, verranno chiamati a testimoniare Ester Arzuffi, Fabio Bossetti, Marita Comi insieme al fratello Agostino, rispettivamente madre, fratello, moglie e cognato dell'imputato. A dirlo è la perizia dei due consulenti informatici della procura di Bergamo durante l'udienza che si è tenuta venerdì 19 febbraio.

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