Sabato, 21 Settembre, 2019

Il grande business delle Agromafie

Evangelisti Maggiorino | 01 Marzo, 2016, 16:05

Sempre la Coldiretti ha svolto un'analisi sui dati definitivi Istat, relativi al commercio estero nel 2015: crescono dell'8 per cento le esportazioni dei prodotti agroalimentari Made in Italy, che nel 2015 raggiungono il record storico di sempre a 36,9 miliardi di euro, quasi il doppio del settore degli autoveicoli fermi a 19,9 miliardi. La capacità di attrazione dei capitali legali da parte della malavita - sottolineano Coldiretti, Eurispes e Osservatorio sulla criminalità nell'agricoltura e sul sistema agroalimentare - è ben evidenziata dall'attività della Guardia di Finanza che fa notare come le mafie non limitano la loro attività solo all'accaparramento dei terreni agricoli, ma spaziano in tutto l'indotto, arrivando a operare direttamente nelle attività di trasporto e di stoccaggio della merce, nell'intermediazione commerciale e nella determinazione dei prezzi. L'elenco è lungo, come si evince dal quarto Rapporto sui crimini agroalimentari in Italia elaborato da Coldiretti, Eurispes e dall'Osservatorio sulla criminalità nell'agricoltura e sul sistema agroalimentare.

Sono diversi i reati commessi dai soggetti riconducibili alle agromafie: associazione per delinquere di stampo mafioso, associazione mafiosa, truffa, estorsione, porto illegale di armi da fuoco, riciclaggio, impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, contraffazione di marchi, illecita concorrenza con minaccia o violenza e trasferimento fraudolento di valori. Noi vediamo che ci sono fenomeni, come ad esempio quello delle infiltrazioni mafiose anche in territori normalmente non così normalmente considerati come suscettibili a questo tipo di fenomeno, che ci fanno capire che la forza dev'essere ancora più forte, ancora più convinta in modo da dissuadere i soggetti che si vogliono infiltrare in questa attività economica e allontanarli per evitare che questo possa accadere.

La lista di sequestri e denunce per attività criminali e mafiose è ormai lunga. Senza considerare il fatto che il dilagarsi della criminalità organizzata in questo strategico settore dell'economia italiana ha finito per compromettere anche la qualità e la sicurezza dei prodotti mettendo una pesante ipoteca sul Made in Italy alimentare.

L'attenzione della Camorra negli ultimi anni si è principalmente rivolta al comparto della ristorazione, dove re-impiega quel business derivato da attività illecite.

"La criminalità organizzata che opera nelle campagne - spiega Tulio Marcelli, Presidente Coldiretti Toscana - incide più a fondo nei beni e nella libertà delle persone, perché a differenza della criminalità urbana, può contare su un tessuto sociale e su condizioni di isolamento degli operatori e di mancanza di presidi di polizia immediatamente raggiungibili ed attivabili". Infine, l'ndrangheta: per lei il business sarebbe l'acquisizione di vasti appezzamenti di terreno ma anche l'ottenimento (per vie illecite) dei contributi comunitari in materia di politica agricola. In regioni quali la Calabria e la Sicilia si denota un grado di controllo criminale del territorio pressoché totale.

Il grado di controllo e penetrazione territoriale della Sacra Corona Unita in Puglia, invece, pur mantenendosi elevato, risulta inferiore che altrove, così come in Sardegna. Di gennaio la notizia che Commissione Europea vorrebbe consentire anche ai vini stranieri di riportare in etichetta i nomi quali Aglianico, Brachetto, Cortese, Primitivo, Falanghina e tanti altri - ha ricordato Antonio De Concilio direttore di Coldiretti Piemonte - Se il processo di revisione delle norme che disciplinano l'etichettatura dei vini arrivasse a compimento, a farne le spese potrebbe essere anche la Barbera piemontese.

In ogni caso sono stati confiscati comunque beni immobili e aziende alla criminalità organizzata.

Frosinone si colloca al 15° posto (indice del 49,3%) e Latina al 26° posto (indice 43,3%) occupando il secondo posto nel Lazio.

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